Prova a portare cellulari e contanti a un 32enne detenuto nel carcere di Opera: arrestato infermiere

Un 32enne è stato arrestato in flagranza dagli agenti della polizia penitenziaria mentre cercava di introdurre nel carcere di Opera di Milano cinque cellulari, un caricabatterie e 1.700 euro in contanti. È successo lo scorso lunedì 30 marzo, quando il sospettato stava entrando nell'istituto penitenziario per svolgere il suo turno da infermiere per conto di una cooperativa esterna. Secondo quanto ricostruito, il "pacco" era destinato a Shemsi Karaj, detenuto con fine pena a novembre 2027 per una serie di furti in abitazione. Entrambi sono stati arrestati, ma le indagini sono ancora in corso. Non è escluso, infatti, che i due possano essere legati a un gruppo criminale più strutturato e numeroso.
Già da qualche giorno gli agenti della polizia penitenziaria del carcere di Opera tenevano d'occhio quell'infermiere. Il 32enne, di nazionalità albanese, è stato fermato mentre cercava di introdurre nell'istituto un "pacco" con dentro tre cellulari, due micro-telefoni, un caricabatterie con diversi adattatori e 1.700 euro in contanti in pezzi da 20 e 50 euro. Secondo i poliziotti, quel materiale avrebbe dovuto essere consegnato a Shemsi Karaj, suo connazionale di 32 anni accusato di aver commesso circa 30 furti in abitazione in varie province lombarde tra il 6 novembre e il 9 dicembre 2016.
Il corriere-infermiere è stato arrestato in flagranza per il reato di aver procurato a un recluso un apparecchio telefonico o altro dispositivo idoneo a effettuare comunicazioni, così come Karaj stesso in quanto destinatario di quegli oggetti. I provvedimenti sono stati convalidati ieri mattina, martedì 31 marzo, dal giudice nell'udienza direttissima e l'infermiere è accusato anche di corruzione.
Il 32enne avrebbe preso in consegna il "‘pacco" da un 44enne, anche lui albanese, a Milano. Si tratta di un ex detenuto per furto e spaccio, che è stato scarcerato nel 2023 e ora denunciato a piede libero. Gli accertamenti continuano per capire se gli arrestati siano in qualche modo legati a un gruppo criminale dedito a far entrare negli istituti penitenziari telefoni e sostanze stupefacenti da smerciare.