Poliziotto indagato per l’omicidio di un 28enne a Rogoredo, accertamenti della Procura su un arresto del 2024

La Procura di Milano sta conducendo vari approfondimenti su un arresto eseguito nel maggio 2024 dall'assistente capo di polizia di 42 anni che oggi è indagato per omicidio volontario per aver ucciso Abdherraim Mansouri lo scorso 26 gennaio durante un controllo antispaccio nel quartiere Rogoredo. In quel caso, a finire in carcere era stato un 20enne di nazionalità tunisina accusato di detenzione a fini di spaccio di cocaina. Il sospettato, però, era stato assolto perché, come riportato nelle motivazioni della sentenza, c'erano "numerose affermazioni che non coincidono con quanto si può invece vedere dalle immagini delle telecamere di sorveglianza". La giudice Maria Gaetana Rispoli del Tribunale di Milano aveva, poi, trasmesso gli atti in Procura per valutare "condotte penalmente rilevanti" nei confronti del poliziotto che aveva redatto il verbale. Tuttavia, pare che l'agente non sia mai stato iscritto nel registro degli indagati per eventuali ipotesi di falso.
Il poliziotto aveva arrestato il 20enne il 7 maggio 2024 per detenzione a fini di spaccio di cocaina in piazzale Gabriele Rosa, zona Corvetto. Come riportato da Ansa, la giudice Rispoli aveva analizzato i filmati depositati agli atti e nelle motivazioni aveva scritto che "non sarebbe stato possibile per l'assistente capo" vedere, come invece riportato nel verbale, "la consegna di una banconota" da parte di un presunto "acquirente" al giovane, perché in quel momento il poliziotto era in auto con un collega e stava guidando, e "non corrisponderebbe al vero nemmeno che gli operanti sarebbero immediatamente scesi dalla vettura di servizio". La giudice aveva scritto anche che non risultava che durante la perquisizione gli agenti gli avessero trovato in tasca i 20 euro contestati e che non avrebbero potuto vedere, come invece è stato riportato, che il 20enne avrebbe lanciato un "involucro" con la cocaina dentro un mini-market.
Dopo aver assolto il 20enne per "non aver commesso il fatto" nel processo per direttissima, anche su richiesta dello stesso pm, la giudice Rispoli aveva trasmesso gli atti in Procura per valutare "condotte penalmente rilevanti" nei confronti del poliziotto. L'agente, però, non sarebbe stato iscritto sul registro degli indagati per eventuali ipotesi di falso e lo stesso avvocato Pietro Porciani, che ora lo difende, ha dichiarato: "Noi non ne sappiamo nulla, il poliziotto risulta non avere precedenti".
Ora il procuratore Marcello Viola e il pm Giovanni Tarzia, che coordinano le indagini su quanto accaduto a Rogoredo lo scorso 26 gennaio, hanno deciso di approfondire anche quel verdetto di quasi due anni fa. Intanto, l'autopsia sul corpo di Mansouri è stata fissata per martedì 3 febbraio. Il 28enne, di nazionalità marocchina, è stato ucciso da un colpo di pistola esploso dallo stesso assistente capo di polizia del Commissariato di Mecenate lo scorso 26 gennaio con un colpo di pistola alla testa. Il 42enne ha dichiarato durante l'interrogatorio di aver fatto fuoco perché aveva visto il 28enne avvicinarsi impugnando un'arma, che poi si è rivelata essere una replica a salve di una Beretta. Non ci sarebbero telecamere che abbiano ripreso la sparatoria, ma intanto sono state acquisite altri immagini che potrebbero aiutare gli investigatori a ricostruire le fasi precedenti.