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Il caso della donna picchiata dai vigili a Milano

Picchiano una donna trans durante un controllo a Milano, confermata la condanna a 10 mesi per un vigile

È stata confermata in Appello la condanna a 10 mesi per uno degli agenti della polizia locale accusati di lesioni nei confronti di una donna trans. La 43enne era stata picchiata in zona Bocconi da tre poliziotti con calci e manganellate.
A cura di Enrico Spaccini
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La Corte d'Appello di Milano ha confermato la condanna in primo grado a 10 mesi per uno degli agenti di polizia locali imputati per il pestaggio di Bruna, la donna transessuale di 43 anni picchiata con calci e manganellate nel maggio del 2023 in zona Bocconi. Anche il sostituto procuratore generale, Vincenzo Fiorillo, aveva chiesto la conferma della pena stabilita nel processo che si era celebrato con rito abbreviato per lesioni aggravate. Altri due agenti sono al momento imputati per lesioni e falso, mentre la stessa 43enne deve rispondere di lesioni e resistenza a pubblico ufficiale.

Bruna era stata prelevata da una volante della polizia locale nella zona del parco Trotter, in seguito ad alcune segnalazioni. Una volta salita in auto, si sarebbe opposta alle procedure di identificazione e aveva dato in escandescenza. Arrivati in via Castelbarco, in zona Bocconi, i polizotti si erano fermati e avevano aperto le portiere. A quel punto, la 43enne aveva provato a scappare, ma era stata subito raggiunta. A quel punto, mentre la donna si trovava a terra "in posizione di resa" e "con le mani alzate", gli agenti avrebbero iniziato a colpirla anche alla testa con calci e manganellate.

Il pestaggio era stato filmato da alcuni testimoni dai balconi dei palazzi ed era stato pubblicato sui social. L'inchiesta sul pestaggio era stata affidata alla pm Giancarla Serafini e ha portato tre poliziotti a processo. Uno è stato condannato dal giudice dell'udienza preliminare Patrizio Nobile a luglio del 2024 in abbreviato a 10 mesi e ora la pena è stata confermata in Appello, con Bruna che si è costituita parte civile rappresentata dall'avvocata Debora Piazza.

Gli altri due stanno affrontando il dibattimento in questi giorni. Durante l'ultima udienza, uno ha ammesso di aver "sbagliato", mentre l'altro nel tentativo di difendersi ha detto di non aver avuto "la percezione corretta e precisa di quel che stava accadendo" e di aver usato lo spray urticante per interrompere l'aggressione: "Era il modo migliore per fermare tutto", nonostante lo avesse utilizzato in modo "scorretto".

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