Perché Milano è tra le città che rischia di più quando si parla di eventi climatici estremi, secondo l’esperto

Domenica 6 luglio una bomba d'acqua si è abbattuta su Milano e in altre zone della Lombardia. Il temporale ha causato allagamenti di sottopassi e cantine, mentre le raffiche di vento hanno fatto cadere alberi, come in piazzale Baiamonti e a Robechetto con Induno (dove è morta una donna), e divelto cartelloni pubblicitari. "Tra urbanizzazione eccessiva, estremizzazione climatica e cattiva cura della città, Milano è tra le realtà urbane più a rischio quando si parla di eventi estremi", ha spiegato a Fanpage.it il professor Massimiliano Fazzini, climatologo e geologo della Società italiana di geologia ambientale (Sigea), "dobbiamo rivedere i piani di adattamento climatico, non è accettabile che si blocchi tutti per 50 millimetri di pioggia di un'ora e mezza".
Quello che è successo domenica scorsa può rientrare nella categoria degli eventi estremi?
L'eccezionalità dei fenomeni è data dalla statistica. Se un'accumulata di pioggia supera il livello del 95esimo percentile, quindi rientra tra le più forti mai registrate, allora si può definire "evento estremo". Fino a 30 anni fa, 50 millimetri di pioggia che cadono in 90 minuti erano statisticamente eccezionali, oggi non lo sono più.
Trent'anni fa, però, non si avevano tutti questi danni dal punto di vista idraulico e non si avevano nemmeno problematiche derivanti dai forti venti. È evidente che sta cambiando qualcosa, che elude sia dal discorso dell'urbanizzazione che dal discorso meteorologico.
Perché a Milano le precipitazioni intense, anche se non estreme, hanno conseguenze così impattanti sulla città?
Milano è da sempre caratterizzata da problematiche di natura idraulica a causa del suo assetto morfologico. La città è posta su una serie di coni che sono attraversati da diversi corsi d'acqua. Noi conosciamo solo il Seveso e il Lambro, ma ci sono tanti altri corsi d'acqua minori che hanno fatto sì che questa zona fosse particolarmente ricca d'acqua e, quindi, anche sottoposta a delle problematiche di un certo tipo. Con l'enorme espansione della città e l'estrema urbanizzazione, i fiumi sono stati tombati, o comunque costretti in alvei in sezioni troppo piccole per garantire un passaggio dell'acqua non critico durante fenomeni intensi.
C'è anche il problema del cambiamento climatico. L'estremizzazione climatica fa sì che fenomeni di un certo tipo, soprattutto i rovesci temporaleschi, siano sempre più frequenti e di conseguenza comportano effetti al suolo sempre più importanti.
Infine, probabilmente c'è meno cura dell'aspetto urbano. Non si fanno interventi decisivi sui sistemi fognari e non si cura a sufficienza l'aspetto floristico della città, come le grandi piante.
Con cattiva cura della città intende solo la gestione della vegetazione o anche la riduzione degli spazi verdi?
La riduzione degli spazi verdi la possiamo far rientrare nel punto dell'estrema urbanizzazione: si toglie il verde e si costruisce. Nelle aree vicine al Lambro e al Seveso non c'è stata ulteriore espansione, ma il problema sta proprio nella mancanza di cura dei parchi e delle risorse verdi che abbiamo. Una cosa è tenere bello uno parco, un'altra è curare anche le piante di alto fusto che necessitano di specifiche procedure. Dato che non è la prima volta che a seguito delle raffiche di vento le piante si spezzano o cadono, evidentemente c'è un problema di salute di questi alberi.
Considerando tutti questi elementi, Milano potrebbe diventare la grande città che rischia di subire le conseguenze maggiori dal cambiamento climatico?
Se pensiamo a quello che è successo a Bologna nell'ultimo anno e mezzo, con i fiumi straripati, o a Roma che ogni volta che piove è un disastro, sono un po' tutte le grandi città italiane che sono vulnerabili a questa serie di cambiamenti.
Le amministrazioni comunali non possono fare nulla per arginare questi fenomeni?
Ho parlato più volte con sindaci, presidenti di provincia e prefetti. Secondo loro i problemi arrivano dalla mancanza di fondi adeguati per fare azioni più decise. Fatto sta che tutte le grandi città si sono dotate di un piano di adattamento climatico, ma è evidente che questi non stanno dando i risultati sperati. Il discorso è complicato, ma devono essere i governi cittadini a porre rimedio a questa drammaticità degli eventi. L'urgenza è riadattare questi piani. Non è possibile che con 50 millimetri di pioggia di un'ora e mezza si blocca tutto e nel 2025 non si può morire per una pianta che cade, non è accettabile.