Antonio Loprete ucciso e fatto a pezzi dal figlio
15 Giugno 2022
19:35

Perché Gianluca Loprete dopo aver ucciso e fatto a pezzi il padre ha scelto di non parlare più

Mutismo traumatico o comunque un disturbo post traumatico: è quello che, secondo la psicoterapeuta e spesso consulente di parte Debora Gatto, starebbe affrontando Gianluca Loprete, il 19enne accusato di aver ucciso il padre.
A cura di Ilaria Quattrone
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Antonio Loprete ucciso e fatto a pezzi dal figlio

Da domenica 12 giugno, Gianluca Loprete è chiuso nel suo silenzio: non una parola, nulla. Solo – a detta di quello che prima era il suo avvocato, Fabio Gaetano Scotti (il caso adesso è passato al collega Mauro Straini) – qualche monosillabo.

Il 19enne proprio da domenica si trova in carcere. È accusato di aver ucciso e fatto a pezzi il padre 57enne, Antonio, nel loro appartamento a Sesto San Giovanni (Milano).

Ad avallare questa tesi, la sua confessione: è stato Gianluca a chiamare i carabinieri e dire di aver fatto una cazzata, di aver commesso un omicidio. Da quel momento, il 19enne non ha più rivelato nulla.

Non ha spiegato la dinamica e non ha dato un movente: "In questo momento, il ragazzo sta presentando un sintomo chiaro che è quello del mutismo traumatico", spiega a Fanpage.it la psicoterapeuta Debora Gatto.

Dottoressa, come spiegherebbe quanto accaduto a Sesto San Giovanni?

Ci sono vari aspetti da tenere in considerazione. Prima di tutto, si parla di disturbi psichiatrici quando si ha un'alterazione patologica che va a colpire le funzioni cognitive, la sfera affettiva e poi anche il comportamento e il rapporto con gli altri.

Nel suo caso bisogna tenere in considerazione la storia familiare: una storia caratterizzata da disturbi psichiatrici. Il padre soffriva di depressione e il nonno paterno, ex poliziotto, si è suicidato. C'è quindi un'ereditarietà o meglio un consistente fattore di rischio che è costituito dalla vulnerabilità biologica.

A questo si aggiungono anche i fattori ambientali: avere in casa una persona con una forte depressione comporta vivere in un ambiente stressante. È stato poi riferito che il ragazzo facesse uso di sostanze stupefacenti e anche questo va rientrare nei disturbi mentali da Dsm-5 che è il nostro manuale diagnostico.

Gianluca Lopreti
Gianluca Lopreti

Come bisogna interpretare il silenzio di Gianluca Loprete?

Bisogna fare una precisazione: una persona in preda a un raptus omicida – che potrebbe essere anche indotto da sostanze psico-attivanti – può non essere consapevole di quello che sta facendo.

Per questo motivo, in diritto penale si considera quel momento come una incapacità momentanea di intendere e di volere.

Quando la persona torna in sé, fa fatica a credere a quello che è successo. Entra quindi in crisi con se stessa. In questo momento, il ragazzo sta manifestando un sintomo chiaro: il mutismo traumatico.

Che cosa si intende per mutismo traumatico?

Parliamo di una diretta conseguenza a un evento stressante molto grave. Un evento che il ragazzo non ha ancora elaborato.

Questo mutismo può farci pensare che si stia manifestando un disturbo da stress post traumatico e cioè una patologia che si manifesta a seguito di un gravissimo evento di cui o siamo diretti osservatori o protagonisti.

In questo nostro caso specifico, il soggetto presenta la volontà di voler evitare in maniera persistente degli stimoli che sono associati all'evento. È come se non volesse affrontarlo: come se volesse evitare di ricordare episodi spiacevoli o strettamente associati all'evento traumatico.

Ecco, il mutismo è un meccanismo anche difensivo, un'esperienza dissociativa che una persona mette in atto per difendersi il proprio sé.

Antonio Loprete, il bancario di 57 anni ucciso dal figlio (foto da Linkedin)
Antonio Loprete, il bancario di 57 anni ucciso dal figlio (foto da Linkedin)

La sua quindi è una tranquillità apparente?

In questo momento la persona ha una percezione completamente distorta di ciò che la circonda e un senso di separazione da se stessa e dalle proprie emozioni.

Oltre a questi sintomi dissociativi, possiamo parlare di una de-personalizzazione: significa che ci si sente distaccati da se stessi e quindi dai propri processi mentali e a volte anche dal proprio corpo.

In questo momento quindi – considerato che sembrerebbe affrontare dei sintomi da disturbo post traumatico – è necessario che, attraverso l'aiuto di un terapeuta, lo si porti a ricostruire con i suoi tempi la vicenda.

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