Perché Chiara Ferragni è stata prosciolta dall’accusa di truffa aggravata per il “Pandoro Gate”

Non perché il fatto non sussista, ma per "improcedibilità". È questa la motivazione che oggi, mercoledì 14 gennaio, ha portato i giudici del tribunale di Milano a prosciogliere l'influencer Chiara Ferragni dall'accusa di truffa aggravata legata ai due casi del pandoro Balocco Pink Christmas e delle uova di Pasqua Dolci Preziosi. L'imprenditrice digitale non subirà, dunque, alcuna condanna penale per il "Pandoro Gate".
Perché Chiara Ferragni è stata prosciolta
Nel gennaio 2025, dopo la multa da un milione di euro dell'Antitrust e degli esposti del Codacons, Ferragni è stata citata in giudizio a Milano con l'accusa di truffa aggravata per le operazioni di commercializzazione del pandoro Balocco Pink Christmas e delle uova di Pasqua Dolci Preziosi, avvenute tra il 2021 e il 2022.
Successivamente, nel procedimento a suo carico è, però, venuta meno l'aggravante inizialmente ipotizzata. Senza aggravante, il reato contestato è stato così derubricato a truffa semplice, una fattispecie che, secondo la legge, è procedibile solo a querela di parte. Ciò significa che l'azione penale può andare avanti esclusivamente se la persona offesa mantiene valida la denuncia.
La querela, in questo caso, era stata effettivamente presentata contro l'imprenditrice. Tuttavia, è decaduta in seguito al risarcimento del danno alla parte offesa per oltre 3 milioni di euro. Ferragni ha, infatti, provveduto a risarcire le parti coinvolte sia tramite la sua azienda sia a titolo personale e, proprio per questo, i giudici non possono ora comminarle una pena. Tra questi c'è il Codacons che, infatti, ha ritirato gli esposti presentati a carico dell'imprenditrice digitale. La rinuncia dell'associazione dei consumatori ha contribuito così a svuotare il procedimento dei presupposti necessari per proseguire sul piano penale.
Per questi motivi il tribunale non è entrato nel merito della vicenda, ma si è limitato a prendere atto dell'impossibilità giuridica di continuare il processo. Non si tratta quindi di un'assoluzione perché "il fatto non sussiste", bensì di una chiusura tecnica del procedimento. In ogni caso, tale decisione mette il punto alla lunga vicenda giudiziaria che verrà ricordata con il nome di "Pandoro Gate".