“Operata per ultima al Buzzi di Milano perché sieropositiva, dicono sia la policy”: la denuncia di una paziente
"A settembre dovevo sottopormi a un piccolo intervento all'ospedale Buzzi di Milano. Quando ho chiesto il motivo per il quale mi avessero messa per ultima nella lista delle operazioni di quel giorno mi è stato risposto che era perché sono sieropositiva. Gli ho fatto notare che era una cosa del tutto anacronistica, ma mi hanno risposto che quella era la policy e così è stato". A parlare a Fanpage.it è Cristina (nome di fantasia per tutelare la privacy della paziente, ndr), che nelle scorse ore si è rivolta a Luca Paladini per avere una spiegazione circa il comportamento che l'ospedale, che fa parte dell'Asst Fatebenefratelli Sacco, ha avuto nei suoi confronti. "Non solo è una forma di discriminazione", ha commentato il consigliere regionale di Patto Civico, "ma solleva dubbi anche sul tipo di sanificazione che viene fatta nelle sale operatorie tra un intervento e l'altro". Paladini ha annunciato che chiederà conto di quanto accaduto all'assessore regionale al Welfare Guido Bertolaso. L'Asst, invece, interpellata da Fanpage.it ha negato l'esistenza di una policy di questo tipo.
"Mi hanno messa ultima nella lista perché sono sieropositiva"
Cristina è in cura da anni all'ospedale Sacco di Milano. È positiva all'Hiv, ma la sua carica virale è azzerata, quindi non può contagiare nessuno: "Mi sono sempre sentita a casa, tutelata e sottoposta alle cure più avanzate", ha raccontato, "quindi mi è sembrato strano che una cosa del genere potesse accadere al Buzzi, che fa parte della stessa Asst". La scorsa estate le è stato detto che avrebbe dovuto sottoporsi a un intervento chirurgico, ma che avrebbe dovuto farlo a settembre e proprio al Buzzi perché alcuni reparti del Sacco sono in fase di ristrutturazione.
"Già durante il pre-ricovero è successa una cosa strana", ha cominciato Cristina: "Mi hanno fatto gli esami del sangue, dicendo che erano per l'anestesia, e mi è stato chiesto se volessi fare anche il test per l'Hiv. Ho risposto che sono già positiva e in cura da anni al Sacco, ma è evidente che il fatto di dirlo o meno è su base volontaria, perché mi sarei potuta anche rifiutare di fare il test".
Cristina si è presentata al Buzzi alle 7 del mattino nel giorno che le era stato comunicato. "Passavano le ore e alla fine mi hanno detto che c'era stato un problema con un altro paziente e che quindi dovevano rimandare l'intervento", ha continuato, "ho chiesto per scrupolo perché mi avessero messa ultima nella lista e mi hanno detto che il motivo era proprio la mia sieropositività. Ho fatto notare loro che è una cosa del tutto anacronistica, che non ha più motivo d'esistere e che comunque dice molto di come vengono preparate le sale operatorie tra un paziente e l'altro. Nonostante le mie proteste, mi hanno detto che mi avrebbero operata due giorni dopo e che sarei stata ultima, perché questa era la policy dell'ospedale. E così è andata".
Paladini: "È una grave forma di discriminazione"
Cristina ha spiegato di averne parlato con la Lega Italiana per la Lotta contro l'Aids (Lila), dove le è stato risposto che non era la prima persona a raccontare un episodio del genere. Si è poi rivolta a Paladini, il quale ha fatto sapere che ne chiederà conto in Consiglio regionale all'assessore Bertolaso. "Già di per sé rappresenta una forma di discriminazione", ha commentato il consigliere di Patto Civico, "ma non solo, un paziente deve aspettarsi una sala operatoria sanificata e sicura a prescindere da chi ci sia stato prima. Non dovrebbe neanche essere un tema se sia sieropositivo o no".
L'Asst Fatebenefratelli Sacco ha spiegato a Fanpage.it che una circolare risalente al 2019 già stabilisce che tutti i pazienti devono essere trattati come potenzialmente infetti. In sintesi, che il trattamento deve essere uguale per tutti e che non esiste alcuna policy che preveda che le persone sieropositive debbano essere operate per ultime.