Omicidio Sharon Verzeni, la difesa di Moussa Sangare ricorre in Appello: vuole ribaltare la sentenza d’ergastolo

La difesa di Moussa Sangare intende ricorrere in Appello per tentare di ribaltare la sentenza con cui lo scorso 25 febbraio la Corte d'Assise di Bergamo ha condannato all'ergastolo il 33enne accusato dell'omicidio pluriaggravato di Sharon Verzeni. Per questo i legali avrebbero depositato un ricorso di 80 pagine, con due consulenze.
Era la notte tra il 29e il 30 luglio 2024, esattamente due anni fa, quando la donna venne aggredita e accoltellata alle spalle da uno sconosciuto, poi sparito nel buio, durante una passeggiata notturna a Terno d'Isola (Bergamo).
A sferrarle i colpi, secondo la Corte d'Assise di Bergamo che a febbraio lo ha condannato all'ergastolo per omicidio pluriaggravato, è stato Moussa Sangare, per "la noia e il desiderio di adrenalina", hanno scritto i giudici nelle motivazioni della sentenza di primo grado.
C'era voluto un mese di serrate indagini dei carabinieri del nucleo investigativo di Bergamo, coordinati dal pm Emanuele Marchisio, per dare un'identità a quell'ombra in bicicletta ripresa dalle telecamere. Trenta giorni in cui l'Italia intera s'interrogava su un delitto che sembrava inspiegabile. A risolvere il rebus era stato lo stesso Sangare, raccontando prima ai militari, poi al pm e infine alla gip Raffaella Mascarino di aver girovagato, spinto dal "feeling di fare del male", alla ricerca di una potenziale preda, prima di incrociare Sharon in via Castegnate.
Confessioni che l'uomo, oggi coetaneo della vittima, ha completamente ritrattato di fronte alla Corte d'Assise di Bergamo, sostenendo di essere stato solo testimone dell'agguato mortale. Una "versione che non regge all'inesorabile e deflagrante impatto con il poderoso, univoco e coerente compendio probatorio d'accusa raccolto nel corso delle indagini", hanno messo nero su bianco i giudici che lo hanno condannato.
La difesa però non si arrende. Come annunciato il giorno della sentenza, l'avvocato Tiziana Bacicca, subentrata nelle ultime fasi del processo di primo grado al legale Giacomo Maj, lo scorso 2 luglio ha depositato il ricorso in appello, con la consulenza dell'ex poliziotto Gianluca Spina, di un medico legale e di un biologo forense. La tesi sostenuta dal collegio difensivo è che Sangare sia stato solo un testimone dell'aggressione mortale e che le successive confessioni gli siano state ‘estorte'.
Nella ricostruzione alternativa cambia anche la dinamica del delitto, compiuto in due fasi, con due armi e forse da due persone diverse. La telefonata disperata della vittima al 118 sarebbe stata fatta proprio – secondo l'ipotesi della difesa di Sangare – tra la prima coltellata al petto e i colpi letali alla schiena. Il 33enne, detenuto a San Vittore, continua a sostenere di essere innocente.
"Ha realizzato solo dopo qualche giorno di essere stato condannato all'ergastolo e, dopo aver letto il ricorso di appello, ora sta meglio, è abbastanza tranquillo", ha detto la legale Tiziana Bacicca, riferendo che la mamma e la sorella lo vanno regolarmente a trovare in carcere. Le due non si sono costituite come parte civile nel processo per maltrattamenti in famiglia, di cui si è concluso un mese fa – con la conferma della condanna a 3 anni e 8 mesi – il processo di appello. Anche in questo caso la difesa sta ragionando su un ricorso in Cassazione.