Omicidio Rogoredo, i testimoni: “C’è stata una sfida tra Cinturrino e Mansouri” per il controllo dello spaccio

Alla fine dello scorso anno ci sarebbe stata una "sfida" faccia a faccia tra Abderrahim Mansouri e il poliziotto Carmelo Cinturrino nel bosco di Rogoredo per il controllo dello spaccio. Lo stesso luogo dove lo scorso 26 gennaio il 28enne è stato ucciso con un colpo di pistola alla testa dall'assistente capo di polizia, soprannominato "Luca Martello", attualmente in carcere per l'omicidio volontario premeditato del ragazzo e indagato per oltre 40 capi di imputazione tra cui estorsioni, spaccio e arresti illegali.
È questo un altro particolare che emerge dai molti verbali dei testimoni, già sentiti nelle indagini, depositati per l'incidente probatorio iniziato questa mattina, venerdì 10 aprile, ancora in corso al Palazzo di Giustizia di Milano dove i sei testimoni stanno fornendo la loro versione dei fatti dopo essere stati denunciati dai legali di Cinturrino – gli avvocati Marco Bianucci e Davide Giuseppe Giugno – per associazione a delinquere finalizzata allo spaccio, calunnia e false dichiarazioni al pubblico ministero. L'incidente probatorio si concluderà domani con l'audizione degli ultimi due testimoni.
Il teste 19enne in aula: "Luca lo ha sfidato"
Un ragazzo di 19 anni di nazionalità marocchina, anche lui teste citato davanti al gip, ha raccontato che, nel periodo in cui Mansouri e gli altri avevano smesso di spacciare di giorno "per evitare che Luca ci portasse via i soldi e la droga", Zack, soprannome di Mansouri, entrò nel boschetto e "Luca lo ha sfidato".
Il 28enne, stando alla versione del teste, "gli ha chiesto ‘cosa vuoi da me? Cosa ti ho fatto?‘ e Luca gli ha detto che in quel posto comandava lui e ha detto ‘Corvetto è mia, anche Rogoredo diventa mia‘". Cinturrino, ha sostenuto ancora il 19enne, "diceva sempre ai tossici che aveva due proiettili, uno per me e uno per Zack". Da quanto risulta dal verbale, inoltre, il pusher 19enne avrebbe fatto acquisire agli investigatori della Squadra mobile anche dei video. A suo dire, si legge, "riprendono Luca che picchia" un disabile in carrozzina che frequentava il boschetto.
Il racconto degli altri testimoni
Il primo testimone, un 39enne senza fissa dimora, in aula ha raccontato di un contesto di violenza quotidiana nel bosco di Rogoredo. Secondo la sua versione, Cinturrino avrebbe preteso soldi e droga da tutti, aggredendo chi si rifiutava: "Se non gli davi i soldi ti dava le martellate, se gli davi i soldi ti lasciava stare". Il teste ha, inoltre, riferito di essere stato picchiato più volte "con un martello, come è accaduto anche ad un altro ragazzo in carrozzina, che ora non c'è più", e che il poliziotto avrebbe detto di voler uccidere Mansouri: "Diceva che voleva ammazzarlo e mi aveva detto di dire a Zack che voleva ammazzarlo".
Secondo un altro teste convocato in aula, a Rogoredo si era creata la situazione per cui nel bosco "il giorno era di Luca e la notte di Zack". Tra le deposizioni agli atti anche quella del cugino di Mansouri che ha riferito che il 28enne gli raccontava che Cinturrino "una volta si era anche presentato in macchina con dei vestiti arabi per non farsi riconoscere". Lui, come altri, ha messo a verbale che il 41enne girava spesso con un "ragazzino", un "biondino", che "faceva tutto quello che Cinturrino gli ordinava".