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Omicidio del gioielliere Veronesi, il figlio: “Terribile aspettare 10 anni per un risarcimento così”

Lo Stato ha offerto alla famiglia un risarcimento inadeguato per l’omicidio di Giovanni Veronesi, ucciso nella sua gioielleria a Milano il 21 marzo 2013.
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"È stato ucciso veramente con tantissima crudeltà, ho voluto chiedere un po' di giustizia in qualche modo, un piccolo risarcimento, ma l'ho fatto all'inizio per una questione di rispetto nei confronti di mio padre" ci racconta Giorgio Guglielmo Veronesi, figlio di Giovanni, il gioielliere ucciso il 21 marzo 2013 nel suo negozio in via dell'Orso a Milano in una rapina.

A dieci anni dall'omicidio, un caso efferatissimo con la vittima colpita quaranta volte alla testa con un cacciavite e una mazzetta, lo Stato ha offerto un risarcimento alla famiglia di Veronesi, 50mila euro, una cifra giudicata insufficiente dai legali di Veronesi.

Il suo omicida, Ivan Gallo, era stato da poco licenziato dalla ditta che curava la videosorveglianza dell'oreficeria di Veronesi: processato con rito abbreviato, Gallo sta scontando la sua pena nel carcere di Bollate (Milano). L'uomo era stato rintracciato dopo alcuni giorni in Spagna, in un locale mentre giocava sotto l'effetto di sostanze, mentre la refurtiva non è mai stata rintracciata.

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Se manca l'aiuto dello Stato

"Il mio pensiero è a quelle persone che hanno perso il capofamiglia che lavorava magari in una tabaccheria o in un ristorante, che sono rimasti senza reddito e aspettare dieci anni per poi avere un risarcimento così, io non lo so, trovo che questa cosa per me sia terribile, terribile, c'è gente che ha dovuto vendere le attività per andare avanti, persone che si devono arrangiare tutti i giorni, gente rovinata, penso sia ingiusto".

Dall'altro lato, c'è lo sfogo di Veronesi per lo sconto di pena dato a Gallo attraverso il rito abbreviato: con la buona condotta Gallo potrebbe uscire dal carcere tra pochi anni. E poi c'è la paura per un lavoro esposto ai rischi delle rapine: "Già prima di quello che è successo a mio padre avevo paura, dopo si è acuita, i cattivi cercano quelli come noi, quelli facili"

"Chi era mio padre"

"Gli ho fatto gli auguri della festa del papà due giorni prima, poi non l'ho più sentito, ho pensato bastava una telefonata questa mattina, magari gli avrei salvato la vita". Papà era un gran personaggio, aveva la passione per il judo, per la cultura giapponese, era una persona simpaticissima, a dieci anni di distanza tanta gente entra qua quasi piangendo nel ricordo di mio papà, persone che non conosco", ci racconta con orgoglio Veronesi.

"Lo Stato – conclude amaro Veronesi – deve garantirci sicurezza e giustizia, la sicurezza non sempre si può avere, ma la giustizia sì, sulla giusta pena e su un aiuto da parte dello Stato".

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