Omicidio Fabio Ravasio, chiesto l’ergastolo anche per la figlia della Mantide di Parabiago
Chiesto l'ergastolo anche per Ariene Pereira Bezerra da Silva, a processo per l'omicidio di Fabio Ravasio. Il magistrato ha contestato alla giovane la premeditazione, escludendo la concessione delle attenuanti generiche. L'uomo era stato ucciso con un finto incidente messo in scena dalla madre di Ariene, Adilma Pereira Carneiro, compagna della vittima e soprannominata la Mantide di Parabiago: secondo i giudici sarebbe proprio Adilma Carniero la mente del piano. Avrebbe coinvolto con sé altre otto persone condannate in primo grado, oltre alla figlia ora a processo, per sbarazzarsi del marito il 9 agosto 2024 acquisendo l'eredità.
La Mantide di Parabiago era già stata condannata in primo grado all'ergastolo per l'omicidio del 52enne. Il movente era economico: tra le motivazioni ci sarebbero anche gli 800mila euro prestati dai genitori della vittima alla famiglia della Mantide. Era stata proprio lei a firmare come garante per il figlio, mettendo a rischio i suoi beni che, per insolvenza, sarebbero andati al creditore.
La 50enne brasiliana era stata condannata all'ergastolo in Corte d'Assise il 15 giugno 2026. E con lei altre sette persone: in primo grado Mirko Piazza, Mohamed Dahibi, Fabio Lavezzo (il "palo") e Marcello Trifone (ex marito di Carneiro) erano stati condannati all'ergastolo, per Igor Benedito (figlio di Carneiro) e Massimo Ferretti (ex amante della 50enne) la condanna era a 24 anni di reclusione, mentre per Fabio Oliva (il meccanico) – l'unico a cui non era stata riconosciuto l'aggravante della premeditazione – 9 anni e 4 mesi.
Oggi, a processo, al termine di un requisitoria durata sei ore davanti alla Corte d'Assise, la richiesta del pm Ciro Caramore è stata l'ergastolo anche per Ariene Pereira Becera da Silva. Secondo la procura madre e figlia avrebbero partecipato attivamente alla pianificazione del delitto. Tra gli elementi che avrebbero portato all'accusa , il pm ha fatto riferimento a un incontro nel bar di massimo Ferretti, all'epoca amante della madre. In quella circostanza Ariene avrebbe suggerito di cercare un sicario nel campo nomadi di Magenta.
Le sono stati contestati anche i contatti con Mohammed Dahibi, condannato in primo grado per l'omicidio. Non solo: ci sarebbero anche le telefonate e i messaggi con la madre e gli altri imputati prima e dopo il delitto. E non è tutto: secondo l'accusa Ariene avrebbe avuto un ruolo anche nella gestione della pulizia dell'auto usata per investire Ravasio. Poi avrebbe avuto dei contatti successivi all'omicidio, che delineerebbero una rete di comunicazioni in cui il suo ruolo sarebbe stato centrale. Ora si aspetta il giudizio della Corte d'Assise, che dovrà esprimersi in merito.