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Omicidio Carol Maltesi

Omicidio Carol Maltesi, la Cassazione annulla per la seconda volta l’ergastolo a Davide Fontana: si torna all’Appello

Davide Fontana dovrà comparire per la terza volta davanti alla Corte d’Assise d’Appello. La Cassazione ha annullato di nuovo la sentenza dell’ergastolo per il 47enne, responsabile dell’omicidio di Carol Maltesi.
A cura di Enrico Spaccini
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Davide Fontana
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La Corte di Cassazione ha annullato per la seconda volta la condanna all'ergastolo per Davide Fontana. I giudici hanno, infatti, accolto il ricorso dei legali del bancario, ritenuto responsabile dell'omicidio aggravato di Carol Maltesi avvenuto l'11 gennaio 2022 a Rescaldina (nella Città Metropolitana di Milano). Secondo i difensori, non sussisterebbe l'aggravante della premeditazione, che invece è stata riconosciuta dalla Corte d'Assise d'Appello di Milano nella sentenza del 15 maggio 2025. L'udienza della Cassazione si è tenuta lo scorso martedì 10 febbraio ed entro 30 giorni saranno depositate le motivazioni della decisione.

Carol Maltesi, la 26enne uccisa dall’ex compagno Davide Fontana
Carol Maltesi, la 26enne uccisa dall’ex compagno Davide Fontana

L'omicidio di Carol Maltesi e la prima condanna all'ergastolo

Fontana aveva ucciso Maltesi l'11 gennaio 2022 in un appartamento a Rescaldina. Dopo averla legata, imbavagliata e incappucciata con il pretesto di girare un video hard, il 47enne aveva colpito con un martello la 26enne di Sesto Calende (in provincia di Varese) e l'aveva sgozzata. Il giorno dopo, aveva fatto a pezzi il corpo della ragazza e aveva conservato i resti in un congelatore. Non riuscendo a bruciarli, li aveva infine abbandonati in una discarica a cielo aperto in Val Camonica, nel Bresciano. In quelle settimane, Fontana aveva usato il cellulare di Maltesi per simulare che fosse ancora viva.

Fontana aveva confessato il delitto il 30 marzo 2022. A giugno 2023 era stato condannato in primo grado a 30 anni di reclusione dalla Corte d'Assise di Busto Arsizio. I giudici avevano deciso di non riconoscere le aggravanti della premeditazione, della crudeltà e dei motivi abietti, mentre avevano ritenuto le attenuanti generiche equivalenti alle aggravanti della distruzione e dell'occultamento di cadavere. Il primo processo d'Appello, invece, si era concluso il 21 febbraio 2024 con la condanna all'ergastolo per Fontana. La Corte, infatti, aveva riconosciuto anche le aggravanti della premeditazione e della crudeltà.

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I due pronunciamenti della Cassazione

Gli avvocati difensori di Fontana avevano presentato ricorso in Cassazione contro la condanna all'ergastolo. Come appreso da Fanpage.it, i legali contestavano in particolare l'aggravante della premeditazione, in quanto non sarebbe mai stato indicato di preciso quando il 47enne avrebbe premeditato di uccidere Maltesi. Il 10 settembre 2024 la Suprema Corte aveva deciso di annullare parzialmente la sentenza della Corte d'Appello proprio in merito alla premeditazione, ordinando di ripetere il processo di secondo grado.

Il 15 maggio 2025 la Corte d'Assise d'Appello di Milano ha, però, confermato la condanna all'ergastolo per Fontana. Come indicato nelle motivazioni, secondo i giudici il 47enne "non poteva sopportare" che la 26enne "si allontanasse da lui". Per questo motivo, il bancario avrebbe pianificato di ucciderla quando lei gli aveva comunicato la sua decisione di trasferirsi. Lo scorso novembre, però, i legali di Fontana hanno presentato un nuovo ricorso in Cassazione. Durante l'udienza del 10 febbraio 2026, i giudici hanno deciso di accogliere di nuovo la richiesta e di ordinare, così, un terzo processo d'Appello. Anche in questo caso, la questione è se riconoscere o meno l'aggravante della premeditazione, cosa che determinerebbe la pena definitiva tra l'ergastolo e i 30 anni di reclusione.

Le motivazioni di questa seconda decisione della Cassazione dovrebbero essere depositate entro 30 giorni dal pronunciamento. Non è ancora possibile, dunque, indicare cosa abbia spinto i giudici a ordinare di rifare ancora una volta il processo d'Appello. Come appreso da Fanpage.it, i motivi illustrati dai difensori di Fontana nel ricorso sono 15 e tra questi c'è anche quello che aveva portato al primo pronunciamento della Cassazione. Secondo i legali, infatti, non sarebbe mai stato indicato di preciso quando Fontana avrebbe premeditato l'omicidio, cosa che di fatto farebbe cadere l'aggravante.

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