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Mamma e figlia uccise in casa a Samarate: fermato il padre
10 Maggio 2022
10:04

Omicidio a Samarate, la figlia 16enne ha provato a difendersi dai colpi del padre Alessandro Maja

Dall’autopsia emergono nuovi dettagli sull’omicidio di Samarate. La 16enne Giulia avrebbe provato a difendersi dai colpi del padre Alessandro Maja. La prova è una ferita trovata su una mano della ragazza.
A cura di Enrico Spaccini
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Giulia Maja (16 anni) e suo padre Alessandro (57 anni)
Giulia Maja (16 anni) e suo padre Alessandro (57 anni)
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Mamma e figlia uccise in casa a Samarate: fermato il padre

L'autopsia sui corpi di Stefania Pivetta e di Giulia Maja sta rivelando sempre più particolari di quella notte. Che il 57enne Alessandro Maja abbia ucciso nella notte del 4 maggio la moglie e la propria figlia di 16 anni servendosi di un martello, non è più in dubbio. Resta da definire quanti colpi gli siano serviti. Inoltre, è emerso che Giulia aveva provato a difendersi. Su una mano della ragazza, infatti, è stata trovata una ferita dovuta a un tentativo di protezione dal martello che le stava piombando addosso. La 16enne era quindi sveglia quando il padre l'ha uccisa nella sua cameretta in via Torino a Samarate (Varese).

La perquisizione nello studio milanese

Non è ancora possibile stabilire se anche Nicolò, il figlio maggiore di Maja, si era accorto di quanto stava accadendo. Il 23enne è ancora ricoverato in condizioni gravissime all'ospedale di Varese e i medici temono che il trauma cranico che ha riportato sia tale da non permettergli di ricordare l'aggressione. Le indagini dei pubblici ministeri Carlo Alberto Lafiandra e Martina Melita proseguono. È stata disposta la perquisizione dello studio milanese di Maja, il quale si presentava come architetto sebbene fosse geometra. Una grande quantità di documenti è stata sequestrata, ma ancora non è stato trovato nulla che potesse aver provocato l'astenia, la debolezza mentale e fisica, nel quale il 57enne era precipitato nell'ultimo periodo.

Le prime parole di Maja

Maja, al momento ricoverato nel reparto di Psichiatria dell'ospedale di Monza, ha parlato per la prima volta con i suoi avvocati Enrico Milani e Sabrina Lamera. "Spiegherò ogni cosa al giudice appena sarà possibile, voglio dire la verità, voglio dire quel che è successo e che non doveva succedere", avrebbe detto ai legali nel breve colloquio di venerdì 6 maggio. Non appena verrà dimesso, sarà trasferito in carcere. Poi toccherà alla giudice per le indagini preliminari Luisa Bovitutti applicare la misura cautelare e fissare l'interrogatorio, nella speranza di scoprire una volta per tutte cosa lo ha spinto a distruggere la sua famiglia.

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