Omicidio a Rogoredo, il poliziotto arrestato: “Ho messo la pistola vicino a Mansouri per paura delle conseguenze”

"Ho messo la pistola vicino a Mansouri perché temevo le conseguenze di quello che era accaduto". Sono le parole di Carmelo Cinturrino, il poliziotto fermato questa mattina, lunedì 23 febbraio, per l'omicidio di Abderrahim Mansouri, ucciso lo scorso 26 gennaio a Rogoredo. L'assistente capo del Commissariato di Mecenate di Milano ha parlato nel pomeriggio con il suo avvocato, Pietro Porciani, e ha ammesso le sue responsabilità. Il 42enne ha spiegato di essersi accorto che "quello che aveva in mano era un sasso" solo mentre sparava al 28enne, aggiungendo di aver poi "detto al mio collega di andare a pigliare lo zaino, sapeva cosa c'era dentro".
Stando a quanto ricostruito dalla Procura, nello zaino ci sarebbe stata la replica della pistola Beretta 92 che Cinturrino ha poi posizionato accanto a Mansouri mentre stava morendo, nel tentativo di sviare le indagini. Il poliziotto ha, invece, continuato a negare i rapporti "pericolosi" con i pusher della zona che lo hanno accusato di chiedere loro "pizzi" di soldi e droga. Detenuto nel carcere di San Vittore, domani Cinturrino sarà ascoltato dal giudice per le indagini preliminari Domenico Santoro nell'interrogatorio di convalida del fermo.
La scena del delitto "modificata" da Cinturrino
Secondo quanto emerso dalle indagini coordinate dal pm Giovanni Tarzia, Cinturrino avrebbe sparato "coscientemente e volontariamente" verso la "sagoma" di Mansouri, mentre il 28enne "cercava una via di fuga" e "riparo tra i cespugli" di via Impastato. La vittima è stata colpita alla testa con un proiettile esploso dalla Beretta d'ordinanza calibro 9X19. Il 42enne si è poi avvicinato al corpo e lo ha "girato". Dopodiché ha atteso "22 minuti" prima di "allertare i soccorsi". Per l'accusa, Cinturrino avrebbe usato quel tempo per "modificare la scena del delitto" e piazzare la finta pistola accanto a Mansouri, in modo tale da inscenare una "situazione compatibile con la falsa versione" della legittima difesa.
Cinturrino ha sparato alle 17:33. Più precisamente tra le 17:33 e 2 secondi, quando Mansouri ha effettuato uno screenshot del proprio cellulare, e le 17:33 e 40 secondi, quando le telecamere di sorveglianza hanno filmato un collega del 42enne correre verso l'auto con la quale ha raggiunto il Commissariato di Mecenate. Il poliziotto era andato a prendere lo zaino che, per l'accusa, conteneva la replica della Beretta piazzata accanto al 28enne ormai in fin di vita. Su quella pistola finta, infatti, sono state trovate tracce "biologiche" di Cinturrino e di un altro soggetto, ma non di Mansouri che in mano aveva solo il cellulare e un sasso.
Stando a quanto riferito dagli altri agenti coinvolti nell'inchiesta, nessuno aveva "intimato l'alt" a Mansouri né tantomeno gridato "fermo polizia". Un testimone oculare dello sparo, individuato dagli avvocati Debora Piazza e Marco Romagnoli che rappresentano la famiglia della vittima, ha riferito di come il 28enne fosse caduto con "la faccia verso il terreno", mentre era stato trovato dai soccorsi con il viso rivolto verso l'alto. I soccorsi sono stati chiamati infine alle 17:55 e alle 18:31 il 28enne è stato dichiarato morto.
I "metodi di intervento" del poliziotto e il movente del "pizzo"
Il pm Tarzia ha chiesto per Cinturrino la custodia cautelare in carcere, perché ci sarebbe il rischio di inquinamento probatorio, di reiterazione e la pericolosità sociale. Durante le indagini, infatti, sarebbero emersi i "metodi di intervento" discutibili del 42enne durante le "operazioni di contrasto allo spaccio" di stupefacenti. È stato raccontato che fosse solito "percuotere" i frequentatori del "bosco di Rogoredo" usando un martello ed è stato descritto come "una persona pericolosa, aggressiva e violenta". Gli stessi quattro agenti, indagati a loro volta per favoreggiamento e omissione di soccorso, hanno dichiarato agli inquirenti di aver mentito all'inizio perché avevano "paura" che Cinturrino "potesse" anche "sparargli".
Secondo l'accusa, il movente dell'omicidio sarebbe da cercare nella "pregressa conoscenza" tra Cinturrino e Mansouri. Lo stesso 42enne aveva ammesso da subito di averlo riconosciuto. Tuttavia, alcuni testimoni avrebbero riferito che c'era dell'altro. Pare, infatti, che Cinturrino chiedesse una sorta di "pizzo" al 28enne, in particolare soldi e droga fino a 200 euro e cinque grammi di cocaina al giorno. Mansouri, però, negli ultimi mesi si sarebbe rifiutato e avrebbe voluto denunciarlo.