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Ucciso a Rogoredo da un poliziotto

Omicidio Rogoredo, Cinturrino risultato negativo al drug test: verifiche sui vecchi arresti “borderline”

Carmelo Cinturrino è risultato negativo al drug test. La Procura di Milano ora sta svolgendo accertamenti sui vecchi arresti “borderline” del poliziotto 41enne in carcere per l’omicidio di Abderrahim Mansouri.
A cura di Enrico Spaccini
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Ha dato esito negativo il test tossicologico al quale era stato sottoposto Carmelo Cinturrino, l'assistente capo di polizia fermato lo scorso 23 febbraio per l'omicidio volontario di Abderrahim Mansouri. Il 41enne, in carcere su disposizione del giudice per le indagini preliminari Domenico Santoro del Tribunale di Milano, aveva già affermato di non aver mai assunto sostanze stupefacenti. Tuttavia, secondo il racconto di alcuni testimoni, Cinturrino sarebbe stato solito chiedere una sorta di "pizzo" agli spacciatori di Rogoredo, compreso il 28enne che lo scorso 26 gennaio ha ucciso con un colpo di pistola alla testa, che consisteva in denaro contante e grammi di cocaina. Il 41enne, che ha chiesto "scusa" per aver sparato a Mansouri e per aver alterato la scena del delitto per sviare le indagini, ha dichiarato di non aver "mai fatto cose illegali".

L'omicidio di Mansouri e il fermo di Cinturrino

Cinturrino ha sparato a Mansouri poco dopo le 17:30 del 26 gennaio in via Impastato, non lontano dal capolinea San Donato della linea gialla M3 della metropolitana. Subito dopo i fatti, e anche nei giorni precedenti all'arresto, il 41enne aveva sostenuto la tesi della legittima difesa. L'assistente capo del Commissariato Mecenate, infatti, aveva detto di aver sparato perché il 28enne si era avvicinato a lui puntandogli un'arma contro.

Le indagini, però, hanno accertato che Mansouri non era armato al momento del ferimento e che la pistola che è stata trovata accanto al suo corpo era, in realtà, finta e posizionata sulla scena dallo stesso Cinturrino. In base a questa ricostruzione, lo scorso 23 febbraio il 41enne è stato fermato e condotto in carcere per omicidio volontario. Mentre il capo della polizia Vittorio Pisani dava disposizione di avviare il procedimento per la sua destituzione, Cinturrino aveva scritto da San Vittore una lettera dicendosi "pentito" per quanto accaduto, ma sottolineando di essere stato "sempre onesto".

La questione del "pizzo"

Gli investigatori della Squadra Mobile, coordinati dal pm Giovanni Tarzia, stanno cercando di fare chiarezza anche sul passato di Cinturrino. Diversi testimoni, portati anche dagli avvocati Debora Piazza e Marco Romagnoli che difendono i familiari di Mansouri, avrebbero riferito di come il poliziotto, che si faceva chiamare "Luca", fosse solito chiedere il "pizzo" agli spacciatori. Come ha raccontato il cugino di Mansouri a Fanpage.it, pare che il 28enne e il poliziotto si conoscessero da diverso tempo e che quest'ultimo pretendesse dal pusher un "pezzo", un "bite". Tra i due ci sarebbe stato un "accordo" che prevedeva il pagamento di una somma pari a 200 euro al giorno e, ha raccontato ancora il cugino di Mansouri, pare che ogni volta che "Luca" entrasse nel boschetto di Rogoredo portasse via alcune "cose", tra cui appunto "cocaina".

Il risultato negativo emerso dalle analisi tossicologiche sembrerebbe escludere l'assunzione, perlomeno continuativa, di sostanze stupefacenti da parte di Cinturrino nei presi precedenti all'omicidio. Lui stesso ha sempre dichiarato di non aver mai fatto uso di droghe. Nel frattempo, la Procura di Milano sta sentendo come testimoni alcune persone legate a operazioni passate di Cinturrino e considerate "borderline". Un detenuto, in particolare, è stato ascoltato questa mattina dal pm Tarzia. Si tratterebbe di un presunto spacciatore già in carcere per un'altra indagine.

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