“Non c’è pericolo di fuga”: niente arresto per Marco Toffaloni, condannato per la strage di piazza della Loggia

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La Corte d’Appello di Brescia ha respinto la richiesta della Procura generale di arrestare Marco Toffaloni prima del pronunciamento della Cassazione. Secondo il procuratore, l’ex ordinovista potrebbe fuggire prima dell’esecuzione della pena quando questa sarà definitiva, ma per i giudici non ci sono elementi per dimostrarlo.

Non c'è necessità di arrestare Marco Toffaloni. È quanto dichiarato, in sintesi, dalla Corte d'Appello di Brescia che lo scorso 9 ottobre ha rigettato la richiesta della Procura generale di applicare la misura cautelare in carcere per l'ex ordinovista condannato a 30 anni in quanto ritenuto esecutore materiale della strage di piazza della Loggia del 28 maggio 1974. Oggi 68enne, Toffaloni da molti anni vive in Svizzera e ha cambiato nome (si fa chiamare Franco Maria Müller), ma secondo i giudici i più grandi stravolgimenti della sua vita li ha fatti prima ancora "che fosse ipotizzabile un suo coinvolgimento" nell'inchiesta. Intanto, Toffaloni ha presentato ricorso in Cassazione contro la condanna e il procuratore generale Guido Rispoli, questa mattina, si è rivolto al Tribunale del Riesame insistendo sulla necessità del suo arresto.

La condanna a Toffaloni e il ricorso in Cassazione

All'epoca della strage di piazza della Loggia nel centro di Brescia, Toffaloni aveva 16 anni. Secondo l'accusa, il solo motivo per il quale il 28 maggio 1974 lui avrebbe potuto essere presente in piazza nel mezzo di una manifestazione antifascista era per piazzare la bomba nel cestino dei rifiuti che poi esplose, uccidendo otto persone e causando il ferimento di altre 102. Riconosciuto in una fotografia scattata negli istanti immediatamente successivi alla deflagrazione, ad aprile 2025 Toffaloni è stato condannato in primo grado a 30 anni di reclusione dal Tribunale per i Minorenni di Brescia.

La Corte d'Appello lo scorso marzo ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato dall'avvocato Marco Gallina, in quanto mancava uno specifico mandato da parte dell'imputato. Il legale, però, ha deciso di opporsi ancora sollevano questioni di "legittimità costituzionale" in Cassazione sulla decisione della Corte.

La richiesta d'arresto

Intanto, il procuratore generale Rispoli aveva chiesto l'arresto di Toffaloni. Secondo lui, il fatto che l'ex ordinovista non abbia mai partecipato al procedimento, che da tempo viva all'estero, che nel 2000 si sia cancellato dall'anagrafe italiano e che possa perdere la cittadinanza svizzera in seguito a un’eventuale condanna irrevocabile, sarebbero tutti elementi che costituirebbero la necessità di arrestare subito il 68enne, prima ancora del pronunciamento della Cassazione. Il pericolo, per il pg, è che quando sarà il momento Toffaloni proverà a sottrarsi all'esecuzione della pena, che comunque è un "esito processuale concretamente prevedibile".

Il 9 ottobre, però, la Corte d'Appello ha respinto la richiesta d'arresto. Secondo i giudici, Toffaloni non avrebbe "assunto un’iniziativa di allontanamento dal suolo italiano in connessione con l’insorgere di accuse a suo carico". La cancellazione dall'anagrafe italiano risale a diversi anni prima di un suo coinvolgimento nell'inchiesta e non ci sarebbero elementi sufficienti per dimostrare un suo concreto e attuale pericolo di fuga. Il fatto di non partecipare al processo sarebbe, invece, una "legittima scelta" che da sola non indicherebbe "in modo automatico ed inequivoco la volontà di sottrarsi all'esito del giudizio". Il procuratore generale Rispoli ha già depositato questa mattina, mercoledì 13 ottobre, ricorso al Tribunale del Riesame tornando a chiedere l'arresto di Toffaloni.

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