Condannato a 30 anni per la strage di piazza della Loggia, Marco Toffaloni ricorre in Cassazione
Marco Toffaloni ha scelto di ricorrere in Cassazione per chiedere l'annullamento della sentenza emessa dalla Corte d'Appello di Brescia lo scorso 27 marzo. O meglio, lo ha deciso il suo avvocato d'ufficio, Marco Gallina, poiché nemmeno lui riesce a mettersi in contatto con il suo assistito. Conosciuto ora con il nome di Marco Müller, residente in Svizzera e con cittadinanza elvetica, l'ex militante del movimento neofascista Ordine Nuovo era stato condannato a 30 anni di reclusione perché ritenuto l'esecutore materiale della strage di piazza della Loggia del 28 maggio 1974. Secondo il suo legale, a Toffaloni non sarebbe stata notificata la sentenza di primo grado e nemmeno la decisione dei giudici in Appello di inammissibilità dell'impugnazione.
La condanna di Toffaloni, l'esecutore materiale della strage
Per l'accusa, sarebbe stato Toffaloni a posizionare la bomba all'interno del cestino dei rifiuti in piazza della Loggia. Il 28 maggio 1974, mentre si stava tenendo a Brescia una manifestazione antifascista, l'ordigno esplose causando la morte di otto persone e il ferimento di altre 102. L'elemento chiave del processo è una fotografia scattata negli istanti immediatamente successivi alla strage che ritrarrebbe l'ex militante di Ordine Nuovo tra la folla.
Toffaloni oggi ha 68 anni, ma a quel tempo ne aveva 16. Per questo motivo il 3 aprile 2025 è stato giudicato dal Tribunale per i Minorenni. I giudici, in primo grado, hanno accolto la ricostruzione formulata dall'accusa, sostenendo che non avrebbe avuto altro motivo per essere presente in piazza quel giorno se non per piazzare la bomba. Per questo motivo è stato condannato a 30 anni di reclusione (il massimo della pena, poiché un minorenne non può essere condannato all'ergastolo).
L'opposizione dell'avvocato di Toffaloni
L'avvocato Gallina, che difende Toffaloni, si era opposto a questa decisione ricorrendo in Appello. Secondo il legale, non ci sarebbero abbastanza elementi di colpevolezza a carico del suo assistito. I giudici della Corte d'Appello, però, avevano dichiarato inammissibile l'impugnazione perché mancava uno specifico mandato che l'imputato avrebbe dovuto rilasciare al suo difensore.
Ancora una volta Gallina ha deciso di opporsi a questa decisione. Il legale ha dichiarato che Toffaloni in questi anni avrebbe ricevuto solo il decreto in cui si disponeva il giudizio nel maggio del 2023. Non gli sarebbe stato notificato, invece, l'avanzamento del processo e le due sentenze, con l'avvocato che non sarebbe più riuscito a mettersi in contatto con lui. Per questo motivo, ha sostenuto Gallina, da questi elementi non si può ricavare un disinteresse da parte dell'imputato. Inoltre, secondo l'avvocato l'articolo di Procedura penale che stabilisce l'inammissibilità dell'impugnazione in base alla mancanza dello specifico mandato non sarebbe applicabile automaticamente in caso di processo minorile. La richiesta è dunque di "annullare la sentenza emessa dalla Corte d'Appello" o, in subordine, di "sollevare questione di legittimità costituzionale".