Muore dopo un pugno preso in una lite in strada, per la pm il ciclista lo ha colpito “per legittima difesa”
Mario Francesco Donadoni è morto il 7 agosto 2023 all'ospedale Civile di Brescia. Alcuni giorni prima, il 65enne era stato colpito con un pugno al volto durante una lite in strada tra Offlaga e Dello (in provincia di Brescia) da un ciclista e, cadendo, aveva battuto la testa sull'asfalto. Il 69enne, dopo due richieste di archiviazione respinte, è stato rinviato a giudizio per omicidio preterintenzionale, ma la Procura ha chiesto la sua assoluzione. Secondo la pm Victoria Allegra Boga, infatti, quel giorno il 69enne aveva colpito "per legittima difesa".
La lite per una precedenza
La lite era andata in scena il 26 luglio 2023, al confine tra i comuni bresciani di Offlaga e Dello. Il ciclista 69enne si era messo a discutere con una automobilista, la quale sosteneva che non avesse rispettato una precedenza e che l'avesse offesa. Subito dopo la donna era tornata a casa e aveva raccontato tutto al marito, il 65enne Donadoni. I due si erano messi di nuovo alla ricerca del ciclista e alla fine i due uomini si ritrovarono faccia a faccia.
La discussione, però, era degenerata in poco tempo e il 69enne colpì Donadoni con un pugno al volto, facendogli battere la testa sull'asfalto. Il 65enne perse i sensi e venne trasportato con la massima urgenza all'ospedale di Manerbio. Le sue condizioni peggiorarono e il 7 agosto morì.
Il processo per omicidio preterintenzionale
La Procura aveva aperto subito un fascicolo con l'ipotesi di reato di omicidio preterintenzionale a carico del ciclista. Per due volte, però, la pm Boga ha chiesto l'archiviazione, sempre respinta dal gip anche a seguito dell'opposizione della famiglia della vittima. Alla fine, per il 69enne era stata disposta l'imputazione coatta.
Finito a processo, il 69enne ha scelto il rito abbreviato. L'imputato ha fornito la propria versione dei fatti al giudice dell'udienza preliminare, con i suoi avvocati Ennio Buffoli e Davide Scaroni che hanno chiesto la sua assoluzione perché "il fatto non sussiste", dato che aveva dato solo un colpo, e in subordine per legittima difesa.
Due testimoni, inoltre, hanno confermato che quel giorno il ciclista non fu il primo a colpire, ma anzi aveva dei segni sul volto, segno che probabilmente il suo pugno fu una reazione. Anche la pm Boga questa mattina, mercoledì 14 ottobre, ha chiesto l'assoluzione del 69enne. I familiari di Donadoni, costituiti parte civile con l’avvocato Marco Gallina, hanno chiesto invece una condanna per omicidio preterintenzionale. Ora la decisione spetta al giudice, con la sentenza che è attesa per il 16 dicembre.