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Morti sospette per dosi esagerate di Valium all’ospedale di Piario: dopo 9 anni l’indagine viene archiviata

La gip Federica Gaudino del Tribunale di Bergamo, su richiesta della pm Emma Vittorio, ha archiviato l’indagine sulle cinque morti sospette verificatesi all’ospedale di Piario tra il 2015 e il 2016. La consulenza medica aveva escluso la correlazione tra i decessi e l’utilizzo del farmaco Valium.
A cura di Enrico Spaccini
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(immagine di repertorio)
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Si conclude con un'archiviazione l'indagine durata quasi 10 anni su cinque morti sospette che si erano verificate all'ospedale di Piario (in provincia di Bergamo) tra la fine del 2015 e la prima parte del 2016. Un'infermiera oggi 52enne, Anna Rinelli, era la principale indagata accusata prima di aver somministrato ai pazienti dosi esagerate di Valium e poi, nel 2021, di aver usato metodi di contenzione mentre era in servizio nel reparto di Medicina. Durante l'inchiesta, coordinata prima dalla pm Carmen Pugliese e poi dalla collega Emma Vittorio, è emerso che i farmaci somministrati non hanno "cagionato danni o lesioni" e tantomeno "la morte degli stessi". Per quanto riguarda l'uso di fasce addominali e polsiere per tenere i pazienti immobilizzati a letto, non ci sarebbero prove del fatto che fosse stata proprio Rinelli ad applicare quelle misure.

I cinque pazienti morti a Piario e le accuse

In 10 anni di indagini si sono susseguite denunce, lettere anonime, intercettazioni e testimonianze dei sanitari davanti agli inquirenti. Su disposizione della Procura, i carabinieri avevano sequestrato le cartelle cliniche di cinque defunti, tra i 55 e i 95 anni, di Clusone, Fino del Monte, Certe Alto e Gandellino, e i loro corpi erano stati riesumati per i vari esami.

L'accusa che era stata mossa ad Anna Rinelli all'inizio era quella di omicidio preterintenzionale. L'infermiera 52enne milanese, assistita dagli avvocati Veruska Moioli e Michele Cesari, era stata accusata di aver esagerato con il Valium. L'accusa era stata, poi, derubricata nel 2021 in maltrattamenti e le veniva contestato il fatto di aver usato metodi forti per contenere i pazienti.

La relazione dei medici e l'archiviazione

La pm Pugliese aveva disposto una consulenza medica sulle salme dei defunti, dopo che queste erano state già sottoposte ad autopsia nel 2016. La relazione, firmata dai medici Francesco De Ferrari e Andrea Verzelletti, stabiliva che il "trattamento attuato durante il periodo di degenza in ospedale è stato corretto e progressivamente adeguato alla evoluzione delle condizioni cliniche dei soggetti". Inoltre, "nessun elemento è emerso all’esito delle autopsie idoneo a prospettare un intervento causale o concausale dei medicinali" nel determinare le morti.

Alla fine, dunque, secondo la pm Vittorio le testimonianze e le accuse rivolte contro Rinelli sarebbero stati più sospetti che "non elementi concreti" a suo carico. Per quanto riguarda l'ipotesi di maltrattamenti, solo un caso è stato contestato alla 52enne, ma non è sufficiente per sostenere l'accusa. Perciò, su richiesta della procuratrice, la gip del Tribunale di Bergamo Federica Gaudino ha disposto l'archiviazione del fascicolo.

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