Torna a riempirsi l'ospedale San Gerardo di Monza. Nello sguardo dei medici e degli infermieri torna la stanchezza di marzo e aprile e lo si capisce girando per le corsie del reparto di malattie infettive. "Mancano due ore alla fine del turno, speriamo vada tutto bene", si lascia andare a un commento un’infermiera mentre prepara medicinali e compila le cartelle. Qui invece il medico responsabile chiede: "Che giorno è oggi? Ho perso la cognizione del tempo, ormai sono qui da troppo tempo".

I medici: Vicini al punto di non ritorno

Tutto sembra fermo a marzo. Con alcune differenze: tra i pazienti individui anche volti giovani e le carte dicono che sono tutti brianzoli. Nessun bergamasco o bresciano questa volta. Segno che qualcosa è cambiato, ma non il virus: "Il Covid è della stessa potenza della scorsa primavera – spiega a Fanpage.it Paolo Bonfanti, direttore malattie infettive Asst Monza – ci aspettavamo una seconda ondata ma non così violenta”.  Al 28 ottobre si contano 270 ricoverati e 20 pazienti in terapia intensiva con un raddoppio dei casi nell’ultima settimana. "Il timore è che se la curva pandemica, per ora in linea con quella di marzo e aprile, cresce sempre più, non potremo ricoverare tutti i pazienti e molti di loro dovremo assisterli a domicilio”. Stessa preoccupazione che ha Giuseppe Foti, capo dipartimento emergenza urgenza Asst Monza: “Solo due settimane fa avevamo molti più posti letto a disposizione. Oggi invece ci sono tempi di attesa più lunghi per il ricovero. Questo è uno dei cofattori delle cause che determinano l’aggravamento dei pazienti, molti dei quali arrivano in ospedale già gravi”. Medici ed esperti temono che si raggiunga presto il punto di non ritorno, oltre il quale il sistema crolla.

Negli ultimi giorni ricoverati pazienti molto più gravi

“Rispetto alla prima ondata oggi ci siamo noi nell’occhio del ciclone. Ora tocca agli altri ospedali limitrofi ad aiutarci esattamente come abbiamo fatto noi in primavera. Oggi i pazienti del San Gerardo, che sono tutti brianzoli, hanno una prognosi maggiore, una mortalità più bassatempi di degenza più corti. Dico fino adesso perché negli ultimi tre giorni la gente ricoverata è molto più grave”, conclude Foti. Eppure la vita va avanti. Oggi non resta che aggrapparsi a piccoli segnali di positività che non mancano neanche all'interno di un ospedale come il San Gerardo. Fuori dalla porta della terapia intensiva senti qualcuno ripetere: "Si è aggravato un paziente. Serve l'intervento di tutto il personale" e nello stesso momento, poco più in là, vedi una neomamma con in braccio suo figlio partorito pochi minuti fa. Mentre al piano di sotto un signore anziano dal vetro ti fa il pollice all'insù. Segno che sta vincendo la sua battaglia contro il Covid.