Angelo Bellomi
in foto: Angelo Bellomi

Il suo contributo alla lotta contro il nazifascismo non l'aveva dato imbracciando le armi, ma sfruttando il suo lavoro di operaio per sabotare i tedeschi. Milano dice addio a un altro protagonista della Resistenza, il partigiano Angelo Bellomi. Aveva 95 anni e ne avrebbe compiuti 96 tra pochi giorni, il 26 novembre: era nato a Locate Triulzi, comune del Milanese di cui, dopo la guerra, era stato anche assessore alla Cultura e all'edilizia per il Partito comunista italiano. Nel 2015, in occasione del 70esimo anniversario della Liberazione, il ministero della Difesa lo aveva riconosciuto ufficialmente come partigiano e gli aveva conferito la medaglia.

Angelo Bellomi sabotò i tedeschi all'interno della fabbrica in cui faceva l'operaio

A comunicare la notizia della sua morte, avvenuta nella tarda serata di venerdì 13 novembre dopo una breve malattia, è stato il presidente della sezione milanese dell'Anpi (Associazione nazionale partigiani d'Italia) Roberto Cenati, che in un messaggio ha ricordato l'impegno di Bellomi durante la guerra. Angelo da giovanissimo aveva lavorato come operaio presso la fabbrica metalmeccanica milanese della Om Fiat. Proprio nel capoluogo lombardo si era concentrata la sua attività da partigiano. Dall'1 all'8 marzo 1944 prese parte al grande sciopero generale che paralizzò il Nord e fu un segnale per la ribellione al nazifascismo. Poi, da appartenente alle Sap (squadre di azione patriottica), svolse un'intensa attività di sabotaggio della produzione industriale bellica. La sua attività di sabotatore proseguì anche nel suo comune di origine, dove si trovava un importante snodo ferroviario che veniva utilizzato dai tedeschi. Dopo la guerra, oltre all'attività politica, Bellomi si era sempre impegnato a fondo a mantenere vivi i valori della Resistenza, dell'antifascismo e della Costituzione repubblicana soprattutto tra i più giovani, attraverso un'intensa attività divulgativa nelle scuole