Foto di repertorio
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È stata condannata a 3 mesi, più un risarcimento in sede civile alla famiglia, per "lesioni colpose" la dottoressa che nel 2014 avrebbe sottovalutato i sintomi di un tumore ai polmoni a un detenuto del carcere di Opera, vicino Milano, ritardando così la diagnosi di 4-6 settimane. Allora non era stata avviata subito la terapia al dolore costringendo il detenuto a forti dolori alla schiena: il tumore alla fine ha vinto sul paziente, morto il 10 dicembre di sei anni fa. La dottoressa, che all'epoca dei fatti era in servizio in carcere, era stata rinviata a giudizio per omicidio colposo: ora la III sezione del Tribunale di Milano però ha condannato la donna per lesioni gravi. Per lei infatti è caduta l'accusa di omicidio perché una diagnosi tumorale più accurata e tempestiva sarebbe valso al detenuto il 50 per cento di possibilità di sopravvivere al massimo due mesi in più, come spiega il "Corriere della sera", che ha riportato la vicenda. Per i giudici, invece, la donna "avrebbe lenito le gravi sofferenze psicofisiche del paziente, migliorandone così le condizioni di vita residua".

 La diagnosi dopo la Tac del 19 novembre

L'accusa, rappresentata dal pubblico ministero Letizia Mocciaro, si è concentrata sulla Tac polmonare indicata il 19 settembre 2014 da un'altra dottoressa, nonché ex medico curante del paziente. L'esame medico però non venne eseguito e quindi non ha "condotto alla diagnosi corretta", secondo quanto precisato dall'accusa. Due settimane dopo, il 19 novembre, un malore aveva costretto al ricovero il detenuto e in questa circostanza la Tac aveva mostrato il tumore ormai in fase avanzata. Per l'uomo, ergastolano nella sezione di Alta sicurezza, non c'è stato nulla da fare: si è sottoposto alle cure palliative ed è morto pochi giorni dopo un ricovero all'ospedale San Paolo di Milano.

Indagini per falsa testimonianza su un'altra dottoressa

La vicenda potrebbe non finire qui: il precedente medico curante del detenuto, un'altra dottoressa, avrebbe testimoniato durante la fase dibattimentale che lei stessa aveva suggerito di fare una Tac, ma poi alla fine l'esame non era stato eseguito perché il detenuto aveva rifiutato il ricovero. Una tesi smentita dall'avvocato del detenuto. Il giudice ha trasmesso alla Procura la dichiarazione: spetterà ora al pubblico ministero valutare se indagare per falsa testimonianza la dottoressa.