“Mia figlia è svenuta in un bar a Milano, le hanno detto di spostarsi che intralciava”: lo sfogo di Caterina Collovati
"Mia figlia è svenuta in un bar a Milano e le hanno detto di spostarsi perché intralciava". È da queste parole che parte lo sfogo di Caterina Collovati, giornalista e opinionista televisiva, nonché moglie dell'ex calciatore e dirigente sportivo Fulvio Collovati, che sui social ha raccontato un episodio che sarebbe avvenuto al Bar Jamaica, storico locale di Milano in zona Brera. Secondo la ricostruzione della madre, la ragazza avrebbe avuto un malore mentre si trovava nel locale insieme ad alcuni amici e sarebbe rimasta a terra senza ricevere, a suo dire, l'assistenza che si sarebbe aspettata in una situazione simile.
La figlia, secondo quanto riferito dalla madre, si sarebbe diretta verso la toilette quando sarebbe stata colta da un malore, fino ad accasciarsi a terra. Gli amici avrebbero quindi cercato di capire come aiutarla. Qualcuno, pensando che potesse trattarsi di un calo di pressione, avrebbe chiesto una Coca-Cola per la ragazza. La risposta, sempre stando al racconto pubblicato da Collovati, sarebbe stata che il servizio era effettuato esclusivamente al tavolo. Un particolare che la madre considera ancora più difficile da comprendere dal momento che, sottolinea nel suo post, la ragazza e i suoi amici avrebbero avuto un tavolo all'interno del locale. Ma è soprattutto ciò che sarebbe accaduto successivamente a indignare Collovati. Secondo la sua versione dei fatti, nessuno tra il personale del locale avrebbe prestato soccorso alla ragazza. Anzi, dopo che la giovane sarebbe rimasta a terra, sarebbe intervenuta una donna, che la madre ipotizza potesse essere la direttrice del locale, chiedendole di spostarsi. "Nessuno che si fosse preoccupato di chiedere a mia figlia come stesse e se avesse bisogno di un'ambulanza", scrive Collovati su Facebook. E ancora, riferendosi a quella situazione: "In quel momento per loro la ragazza era solo una seccatura non certo un essere umano".
Una ricostruzione dura, che la giornalista accompagna con una domanda legata proprio alla fama del locale milanese. Collovati ricorda, infatti, come il Jamaica sia conosciuto come uno storico punto di riferimento della Milano degli intellettuali, degli artisti e dei politici e si chiede se "anche negli anni Sessanta" potesse accadere che un cliente colto da malore, "tanto da crollare a terra", venisse invitato a spostarsi perché d'intralcio ai camerieri. "Dunque poteva crepare più in là e non nel passaggio dei camerieri indaffarati a servire ai tavoli in un sabato sera dove l'incasso contava più della vita umana", scrive ancora Collovati, concludendo il suo sfogo con un attacco diretto ai gestori o ai proprietari del Jamaica: "Siete vergognosi" e, in tono sarcastico, "magari aggiungete pure quanto siete disumani nella brochure dei vostri servizi". Alla fine del post, Collovati tiene a precisare che la figlia, nonostante tutto, starebbe bene.
Fanpage.it ha contattato il Bar Jamaica per raccogliere la sua versione dei fatti, ma dal locale fanno sapere che la vicenda è seguita da un legale che ha consigliato di non rilasciare dichiarazioni.