Metal detector e cani antidroga in tre scuole a Pavia, la prof: “Perquisiti soprattutto studenti stranieri”

"Ieri [mercoledì 28 gennaio, ndr] c'è stato un blitz della polizia nella scuola dove insegno – racconta a Fanpage.it un'insegnante di Pavia, che chiede di rimanere anonima -. I ragazzi sono stati annusati dai cani antidroga e alcuni di loro perquisiti. Una scena avvilente, dal mio punto di vista, che non credo porterà benefici a livello educativo. Nella mia classe gli unici due alunni sottoposti a perquisizione erano nordafricani, mi hanno detto di essersi sentiti discriminati".
La Questura di Pavia conferma a Fanpage.it di aver svolto con la sua Squadra mobile, i controlli negli istituti Cardano, Cossa e Cremona di Pavia, avvalendosi di metal detector e cani antidroga dell’unità cinofila di Genova. "Tutta l'operazione – spiegano – è stata svolta in concerto con i dirigenti scolastici degli istituti interessati e con la Prefettura e si inserisce in un più ampio progetto di prevenzione e sensibilizzazione alla cultura della legalità". Cultura che, secondo l'insegnante che ci ha segnalato la vicenda, potrebbe essere promossa in altro modo.
Il blitz dagli occhi di un'insegnante
"Era la seconda ora – ricorda la docente – quando è arrivata la vice preside dicendo che i ragazzi dovevano riporre i loro telefoni su un tavolo, perché sarebbero arrivati degli agenti per fare un controllo. Poco dopo hanno effettivamente bussato alla porta dell'aula due agenti in borghese e, con un atteggiamento che mi è sembrato abbastanza aggressivo, hanno detto ai ragazzi e alle ragazze presenti in classe di non azzardarsi a fare foto o video che poi potessero essere diffusi all'esterno".
Ai due agenti in borghese ne seguono altri, stavolta accompagnati da un cane anti droga: "C'era un cane bianco non molto grande – spiega la professoressa – che all'inizio è stato fatto passare tra i banchi, con gli alunni ancora seduti. Ha indugiato vicino allo zaino di una ragazza, gli agenti lo hanno aperto ma non c'era nulla di strano. Dopo questo passaggio è stato chiesto ai ragazzi, uno a uno, di alzarsi e mettersi con le spalle al muro, raggiungere poi il centro dell'aula per essere annusati dal cane che faceva un giro intorno a loro e infine accodarsi in un angolo della stanza".
Così, dice l'insegnante, avviene quasi per tutti: "Con un ragazzo di origini marocchine, nonostante il cane da quanto abbia potuto cogliere si fosse comportato come con tutti gli altri ragazzi, l'animale è stato sollevato dall'agente e messo ad annusare direttamente all'altezza delle tasche. A quel punto il cane ha iniziato a dare segni di agitazione, quindi l'alunno in questione è stato portato fuori dall'aula per una perquisizione più profonda".
"Nel frattempo – continua la prof – in classe proseguiva il giro con il cane, con niente da segnalare fino al turno di un ragazzo di origini egiziane. Anche in questo caso il cane gli ha girato attorno senza dare particolari segnali, ma è stato alzato da un agente per annusare meglio all'altezza delle tasche. Stavolta però l'animale è rimasto sempre impassibile e quindi il ragazzo non è stato portato fuori dall'aula".

Le reazioni dei ragazzi
"Questo atteggiamento – commenta la docente – è stato vissuto dai ragazzi come discriminatorio, perché di fatto sono state annusate le tasche solo ai due alunni che non avevano la pelle bianca come gli altri. Uno dei due mi ha detto ‘Se fossi stato bianco come Alice [nome di fantasia, ndr] – la ragazzina a cui hanno controllato lo zaino – non mi avrebbero perquisito‘".
"Ho letto fastidio e indignazione da parte di alcuni miei alunni – dice ancora la professoressa – e mi è spiaciuto perché da insegnante credo che ciò che sta facendo il governo sia molto grave, sta bypassando la scuola usando la coercizione al posto dell'educazione. Io non sono pregiudizialmente contro l'intervento delle forze dell'ordine nelle scuole, qualora se ne creino le condizioni, sono però assolutamente contraria a questi che sono veri e propri blitz: se al posto degli interventi di polizia il nostro Governo si decidesse ad accogliere davvero le voci che arrivano dalle scuole e ad affrontare argomenti come il sessismo e il razzismo, penso renderebbe un servizio migliore alla società".
La risposta all'operazione è arrivata anche da alcuni sindacati: "CGIL Pavia e FLC CGIL Pavia – si legge in una nota – esprimono la propria vicinanza agli alunni e alle alunne delle scuole oggetto dell’intrusione, oltre che al personale scolastico, e coglie l’occasione per ribadire che il solo modo di intervenire sulle problematiche giovanili è investire nell’istruzione. Solo in questo modo l’iter scolastico può diventare anche percorso di crescita e maturazione, oltre che palestra di democrazia e spirito critico, senza i quali ben poco possono fare i metal detector e le incursioni improvvise. […] Come confederazione generale e come categoria delle lavoratrici e dei lavoratori della Conoscenza, non possiamo che manifestare la nostra preoccupazione e il nostro sgomento per una simile condotta, sia politica, che operativa. Un atteggiamento inquisitorio nei confronti degli studenti da un lato, screditante verso il personale della scuola dall’altro".
Cosa è emerso dal blitz
Una vicenda che ha addirittura anticipato in termini temporali la nota pubblicata il 28 gennaio dai ministeri dell'Istruzione e dell'Interno proprio sull'uso dei metal detector nelle scuole in seguito all'omicidio di Aba Youssef, lo studente diciottenne accoltellato brutalmente da un compagno, all'Istituto tecnico Einaudi-Chiodo di La Spezia.
A Pavia i metal detector sarebbero stati utilizzati per rilevare la presenza di oggetti potenzialmente lesivi, trovati sì, ma non addosso ai ragazzi: "Sono stati rinvenuti nei bagni e nei giardini pertinenti ai plessi scolastici tre coltellini multiuso, insieme a 3 grammi di hashish e un bilancino di precisione", si legge nel comunicato della polizia. Due studenti sarebbero invece stati segnalati alla prefettura perché trovati in possesso di hashish (2,95 grammi in tutto) per uso personale.