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Sparatoria Rogoredo

Mansouri ucciso a Rogoredo da un poliziotto, gli agenti avrebbero aspettato 23 minuti prima di chiamare i soccorsi

Per la morte di Abderrahim Mansouri, il 42enne che ha sparato è indagato per omicidio volontario. Altri 4 agenti, inoltre, sono accusati di favoreggiamento e omissione di soccorso.
A cura di Enrico Spaccini
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Erano passati 23 minuti tra l'esplosione del colpo di pistola che lo scorso 26 gennaio ha ucciso Abderrahim Mansouri a Rogoredo e la richiesta dell'intervento dei soccorsi. È quanto emerso negli ultimi accertamenti tecnici eseguiti dagli investigatori della Squadra Mobile di Milano che, coordinati dal pm Giovanni Tarzia e dal procuratore Marcello Viola, stanno indagando sulla morte del 28enne. L'inchiesta vede al centro l'assistente capo 42enne della squadra investigativa del commissariato di Mecenate indagato per omicidio volontario, ma riguarda anche quattro suoi colleghi accusati omissione di soccorso aggravata e favoreggiamento. Questa mattina, giovedì 19 febbraio, i quattro agenti sono stati interrogati in Questura proprio per chiarire una serie di aspetti tra cui il ritardo nella chiamata dei soccorsi.

Stando a quanto aveva riferito il 42enne durante il primo interrogatorio, Mansouri avrebbe avuto in mano una pistola, poi risultata essere una replica a salve di una Beretta, e gliel'avrebbe puntata contro. Per questo motivo, aveva dichiarato, aveva sparato "per legittima difesa" da oltre 20 metri di distanza, colpendolo poco sopra la tempia destra.

La versione del poliziotto, però, ha incontrato sin dai primi accertamenti alcune incongruenze. Secondo gli avvocati della famiglia del pusher 28enne Debora Piazza e Marco Romagnoli, il punto in cui è stato colpito farebbe pensare che potesse essere voltato da un lato, e quindi non avrebbe potuto puntare l'arma contro il 42enne. I legali sostengono anche che Mansouri non avesse proprio la pistola con sé: tesi che sarebbe confermata da diverse testimonianze. Stando a quanto emerso dalle indagini, infatti, quella sera nei pressi del boschetto di Rogoredo non ci sarebbe stata solo la "figura" raccontata dal 42enne durante l'interrogatorio, ma almeno un paio di persone che avrebbero fornito informazioni ritenute dagli inquirenti "credibili".

Questi elementi hanno portato nei giorni scorsi all'iscrizione nel registro degli indagati, con l'accusa di favoreggiamento, quattro colleghi del 42enne. Questi, infatti, erano presenti al momento dello sparo e avrebbero confermato la versione dell'assistente capo non più ritenuta attendibile. Resta fuori dell'indagine un quinto agente, il quale sarebbe rimasto sempre lontano dalla scena perché occupato a tenere in custodia un pusher bengalese che era stato appena fermato con un po' di droga addosso.

I quattro poliziotti, che avrebbero aiutato il 42enne a "eludere le investigazioni omettendo di riferire la presenza sul luogo del delitto di persone diverse dagli operanti della polizia", sono accusati anche di omissione di soccorso. Attraverso gli accertamenti eseguiti sui dispositivi a disposizione degli agenti, infatti, gli investigatori avrebbero trovato un "buco" temporale di 23 minuti tra il momento dello sparo e la richiesta di soccorso. In quel lasso temporale, Mansouri era a terra agonizzante con un foro di proiettile sopra la tempia destra.

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