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Mamadi Tunkara ucciso in centro a Bergamo, respinta la richiesta della perizia per il 28enne accusato di omicidio

La Corte d’Assise ha rigettato la richiesta di perizia psichiatrica per Sadate Djiram, accusato dell’omicidio volontario aggravato di Mamadi Tunkara. Il prossimo 29 ottobre saranno ascoltati tre testimoni e lo stesso 28enne.
A cura di Enrico Spaccini
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Sadate Djiram (a sinistra) e Mamadi Tunkara (a destra)
Sadate Djiram (a sinistra) e Mamadi Tunkara (a destra)

È iniziato oggi, giovedì 26 giugno, il processo contro Sadate Djiram, il 28enne accusato dell'omicidio di Mamadi Tunkara avvenuto lo scorso 3 gennaio in via Tiraboschi a Bergamo. La Corte d'Assise, presieduta dalla giudice Patrizia Ingrascì, ha respinto l'istanza avanzata dalla difesa per una perizia psichiatrica alla quale sottoporre l'imputato. Il 28enne, assistito dall'avvocata Michaela Viscardi, era in aula e deve rispondere di omicidio volontario aggravato. L'udienza è stata aggiornata al 29 ottobre, quando verranno ascoltati lo stesso Djiram e tre testimoni.

Stando a quanto ricostruito dalle indagini, Tunkara è stato colpito lo scorso 3 gennaio mentre si stava recando al supermercato Carrefour per iniziare il suo turno di lavoro come vigilante. Djiram, che si sarebbe già presentato alcune ore prima senza trovarlo, lo avrebbe aggredito scagliandolo contro una vetrata e colpendolo con 11 coltellate. Il 28enne originario del Togo era stato arrestato poco dopo mentre cercava di fuggire in Svizzera. Djiram aveva detto di aver colpito Tunkara perché pensava che avesse una relazione con la sua ex compagna. Cosa che, però, è stata smentita dalla stessa 30enne.

A sostenere l'accusa è la pm Silvia Marchina, mentre Djiram è difeso dall'avvocata Viscardi che ha chiesto per lui la perizia psichiatrica per valutare la capacità di intendere e volere del 28enne togolese e la sua pericolosità sociale. Richiesta che la Corte d'Assise ha ritenuto "non ammissibile" in questa fase del processo. In aula per la prima udienza era presente anche Alieu Tunkara, fratello della vittima che si è costituito parte civile al processo.

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