Un’ambulanza dell’associazione Sos Lurago
in foto: Un’ambulanza dell’associazione Sos Lurago

"Pensavamo di non doverlo mai scrivere". Inizia così un lungo post pubblicato su Facebook dall'associazione Sos Lurago d'Erba, che con le sue ambulanze è impegnata nella seconda ondata della pandemia in uno dei territori, il Comasco, più flagellati dal virus. L'associazione volontaria di pronto soccorso e pubblica assistenza ha rivelato di essere bersagliata in questi giorni dalle accuse dei negazionisti del Covid: "Si sta diffondendo l'idea che la nostra Associazione si stia inventando servizi di emergenza per correre a sirene spiegate nelle vie dei nostri paesi con il solo scopo di incutere timore alla popolazione, a seguito di ‘pressioni ricevute dall'alto' – hanno scritto i volontari -. Voci che ci hanno raggiunto direttamente, anche con telefonate presso la nostra sede operativa e che speriamo, in ogni modo, possano limitarsi ad esse".

Proprio a pochi chilometri di distanza, all'ospedale di Erba, alcuni giorni fa era stata scattata una delle foto simbolo di questa seconda ondata dell'emergenza Coronavirus: raffigurava una lunga fila di ambulanze con all'interno pazienti Covid, bloccate in coda fuori dall'ospedale ormai senza più posti letto disponibili. Ma evidentemente per chi continua a negare la gravità dell'emergenza ancora in corso le foto delle ambulanze in coda, le immagini dagli ospedali, i drammatici appelli di medici e infermieri stremati da turni lavorativi massacranti e soprattutto i numeri ufficiali di casi, ricoveri e decessi per Coronavirus, comunicati dal governo e dalla Regione Lombardia, non bastano. E così, come avvenuto anche in altre parti d'Italia, i negazionisti se la sono presa con le ambulanze che, a loro dire, girano a vuoto per terrorizzare la popolazione in nome di un non meglio precisato complotto.

I soccorritori volontari: Il rammarico è profondo

"Il nostro rammarico è profondo – ha scritto l'associazione Sos Lurago d'Erba -. Ed è un rammarico che colpisce nel profondo papà, mamme, figli, fratelli e sorelle, lavoratori e pensionati, volontari o dipendenti, persone comuni che scelgono, giorno dopo giorno, di portare avanti l'impegno di chi ben 35 anni fa decise di fondare una Associazione di Volontariato al servizio della Comunità". Dall'associazione ricordano come in ogni missione i soccorritori, per lo più volontari, mettano a rischio la propria vita, come ogni volta che si torni a casa ci sia la paura di portarsi dietro "quella bestia invisibile che ormai da un anno stiamo combattendo senza sosta". "Sono settimane difficili quelle che stiamo attraversando – concludono i volontari -: uscite incessanti, sirene ininterrotte, con il tempo scandito dal suono della campana che annuncia l'ennesima missione di soccorso". "Siamo certi che tutto ciò lascerà in ognuno di noi un segno importante… Ma non sarà certo quello di finte uscite a sirene spiegate per spaventare chi ci sta accanto. Grazie a chi ci è vicino e, anche ora, ci riscalda il cuore con la sua vicinanza". Per fortuna, dopo la pubblicazione del post, sono stati centinaia i commenti per esprimere solidarietà ai volontari e per ringraziarli per il lavoro che svolgono.