Cresce l'attesa per il monitoraggio dell'Istituto superiore di sanità di venerdì prossimo, quando dalla Cabina di regia uscirà la nuova mappa dell'Italia con i diversi colori delle regioni. Al momento sono quasi tutte in zona gialla tranne Sicilia, Sardegna e Valle d'Aosta (in arancione). Ma il lieve incremento per due settimane consecutive dell'indice Rt calcolato sui sintomatici, uno dei parametri che vengono considerati per gli eventuali "cambi di colore", ha ingenerato qualche timore (secondo alcuni studiosi ingiustificato) per quelle regioni con l'indice più vicino alla soglia d'allerta, ossia 1. Tra queste figura anche la Lombardia, in giallo da tre settimane consecutive ma col numero di riproduzione netto in crescita da due settimane e arrivato nell'ultimo monitoraggio a 0,92.

Non basta il solo Rt per far cambiare colore a una regione

Come abbiamo spiegato, il solo indice Rt (di cui comunque, al fine del cambio colore, va considerato il valore inferiore dell'intervallo di credibilità) non determina in automatico il colore di una regione: oltre allo scenario (legato all'Rt), si valuta il rischio incrociando, in una tabella a matrice, i parametri che attengono alla valutazione di probabilità (in cui rientrano il numero di casi e l'indice Rt) e alla valutazione di impatto (basata sugli indicatori che riguardano il sovraccarico delle strutture ospedaliere). La Lombardia nell'ultimo monitoraggio è classificata a rischio moderato, soprattutto per via della valutazione di impatto alta: nonostante il costante calo di pazienti ricoverati negli ospedali, infatti, secondo Agenas la percentuale di posti letto occupati nei reparti di Terapia intensiva è ancora superiore alla soglia di allerta. Stando agli ultimi dati aggiornati a ieri, la percentuale di occupazione è del 34 per cento: quattro punti sopra la soglia.

È dunque la combinazione tra il rischio moderato in cui si trova la Lombardia (e in cui probabilmente si troverà anche venerdì) e l'eventuale indice Rt superiore a 1 che potrebbe spingere la regione in zona arancione a partire dal prossimo lunedì 17 maggio. Un'eventualità remota, ma non impossibile, come ha confermato a Fanpage.it anche il professor Fabrizio Pregliasco, virologo della Statale: "Questa possibilità c'è, speriamo che non si realizzi". La zona arancione, al di là del fatto che significherebbe una nuova fase espansiva della pandemia, costringerebbe anche a rinunciare alle diverse aperture che ci sono state a partire dallo scorso 26 aprile e a quelle che potrebbero arrivare a breve. Ed è anche perché consapevoli di questa eventualità che i presidenti delle Regioni stanno chiedendo al governo di rivedere il criterio dell'Rt sintomi passando invece alla valutazione dell’Rt sui ricoveri: domani dovrebbe tenersi un vertice per decidere su quest'aspetto.

In merito al possibile cambiamento, il professor Pregliasco ha spiegato: "L'Rt (sintomi, ndr) ci servirà perché ci dà la tendenza futura dell'andamento della malattia e dell'incidenza. Quello che si rischia se usiamo solo questo è chiudere molto, richiudere: perché di fatto sappiamo che le riaperture così come sono state attuate ci porteranno a un incremento del numero di casi, questo è certo. Speriamo sia solo un'onda e non una quarta ondata, però un rialzo è previsto perché più contatti significa più infezioni. Quindi se usiamo solo questo parametro, che deve rimanere, non gestiamo quello che è un desiderata e una reale possibilità di apertura anche perché rispetto al passato noi andiamo, grazie alla campagna vaccinale che sperabilmente aumenterà in quota parte, a ridurre le forme gravi". Da qui la possibilità per Pregliasco di usare anche l'Rt ospedaliero che "importa di più, ci dà l'idea della sofferenza, dei casi gravi, della mortalità. Il dato quantitativo giornaliero di quanti sono in terapia intensiva o in ospedale è il dato numerico: l'Rt ospedaliero è il dato tendenziale, ci dà una prospettiva di ciò che può succedere".

Un segnale di speranza dall'Rt per data tamponi: è in calo

In attesa di capire se il criterio verrà cambiato, alcuni data analyst hanno iniziato a realizzare delle stime per capire quale sarà la situazione della Lombardia "sul tavolo" dell'Iss il prossimo venerdì. Le stime sono possibili perché la regione di Attilio Fontana è l'unica a pubblicare, in formato open, dati relativi ai casi sintomatici e alla data di effettuazione dei tamponi: sulla base di questi dati, comunicati ogni mercoledì, l'Iss calcola l'indice Rt che viene poi reso noto il venerdì. Per avere una prima stima attendibile dell'indice Rt sintomi bisognerà attendere dunque domani. Ma intanto su Twitter Fabio Riccardo Colombo, che si occupa di dati per YouTrend, ha pubblicato una stima sull'Rt calcolato rispetto alla data del tampone. Lui stesso ha spiegato che "questo non è Rt usato per i colori, ma ne è un buon predittore e ottimo indicatore di come vanno le cose: meglio del previsto". Infatti, secondo la sua stima l'indice Rt tamponi in Lombardia, dopo essere salito fino a 0,95 (intervallo 0,93-0,96) il 27 aprile ha poi cambiato pendenza senza arrivare a 1, ed è sceso fino a 0,83 (intervallo 0,81-0,84). Domani si saprà se, anche secondo le altre stime, la Lombardia è destinata a rimanere gialla anche la prossima settimana. Intanto però anche il professor Fabrizio Pregliasco a Fanpage.it ha confermato che l'Rt tamponi può essere predittivo dell'Rt sintomi: "In questo momento d'altronde stiamo ancora vedendo l'effetto delle chiusure – spiega Pregliasco – le risalite le vedremo più in là. Però è un dato positivo, significa che il sistema ha tenuto".