“Lavoravo 12 ore al giorno e mi pagavano 2,50 euro a consegna”: le storie dei rider Glovo vittime di caporalato

L'area di lavoro è la zona stazione Centrale, a Milano. Regime di ritenuta d’acconto, senza partita IVA. Collegato all’app per circa dodici ore al giorno, dalle 10 del mattino fino alle 22 o alle 23. Compenso medio di circa 2,50 euro a consegna, con incrementi legati alla distanza o ai fine settimana. Guadagno mensile lordo intorno ai 1.000 e i 1.200 euro. Costantemente geolocalizzato e penalizzazioni in caso di ritardo nelle consegne
Sarebbe questo, in sintesi, il racconto di A.Z. – rider Glovo di origine pakistana attivo su Milano – che avrebbe rilasciato alla Procura nell'ambito delle indagini per caporalato avviate dopo aver disposto un controllo giudiziario per Foodinho, la società di delivery della spagnola Glovo.
Un altro rider, M.B. invece ha raccontato di lavorare per Glovo con partita IVA nella zona di Milano Repubblica. Utilizzava una bicicletta elettrica e svolgeva mediamente quindici consegne al giorno, lavorando circa dieci ore quotidiane senza pause, per sei giorni alla settimana. Il compenso base era pari a 2,50 euro a consegna. Il reddito mensile dichiarato era di circa 800 euro. Nel suo racconto emergono dettagli relativi alle condizioni di lavoro segnate da ritmi elevati, con incentivi alla velocità di esecuzione. Inoltre ha dichiarato che “le consegne sono tutte geolocalizzate e, se sono in ritardo, Glovo mi chiama per sapere perché sono fermo o perché non sto consegnando”.
Anche C.S. ha dichiarato di essere sempre geolocalizzato: "Se faccio ritardo, mi chiamano al telefono per chiedermi di accelerare la consegna”. C.S. lavorava con partita IVA nel centro di Milano, si spostava con una bicicletta elettrica e svolgeva mediamente tra le dieci e le dodici consegne al giorno, lavorando fino a dodici ore. Il compenso medio era di circa 2,50 euro a consegna e il guadagno mensile si collocava tra gli 800 e i 900 euro.
E poi, ancora, tra le tante testimonianze e voci raccolte dalla Procura di Milano – su cui Fanpage.it ha avuto la possibilità di leggere la documentazione – c'è anche quella di A.A. rider attivo nelle zone del Duomo e della stazione Centrale. Utilizzava una bicicletta elettrica e svolgeva circa dieci consegne al giorno, lavorando mediamente nove ore. Il compenso variava tra 2,50 e 3,70 euro a consegna. In relazione alle modalità di controllo, ha dichiarato che “sono sempre geolocalizzato tramite l’app e, se sono in ritardo con una consegna, Glovo mi chiama per sapere cosa succede”. Il guadagno mensile dichiarato era di circa 1.400 euro. Nonostante questo stipendio, ha riferito di inviare regolarmente denaro alla famiglia in Pakistan e ha dichiarato di trovarsi comunque "in stato di bisogno economico".
Paga di 2,50 euro a consegna. Oltre 10 ore di lavoro al giorno. Geolocalizzazione sempre attiva. Sensazione di essere sempre sotto controllo. Richieste di essere sempre reperibili e sempre più veloci. Sono tante e molto simili tra loro le storie dei centinaia di rider – quasi tutti non cittadini italiani e per lo più pakistani – ascoltati in Procura che sta indagando per caporalato in collaborazione con i carabinieri del Nucleo Ispettorato del Lavoro.
Ad essere finito sotto la lente e inserito nel registro degli indagati al momento sarebbe il 34enne spagnolo Pierre Miquel Oscar, amministratore di Foodinho. In qualità di amministratore unico – scrive il pm a capo dell'inchiesta, Paolo Storari: "Impiegava manodopera in condizioni di sfruttamento e approfittando dello stato di bisogno dei lavoratori".