"È con orgoglio e con un grande sollievo che vi informo che siamo riusciti a far partire con due voli 300 persone che volevano lasciare il Congo perché preoccupate per le violenze". Inizia così il messaggio vocale di Luca Attanasio, l'ambasciatore italiano ucciso in Congo lunedì 22 febbraio, con cui comunica di essere riuscito a sbloccare dopo molte fatiche due voli con a bordo chi aveva richiesto di scappare dallo Stato Africano. Le sue parole sono risuonate per tutto il Campo sportivo di via Tolstoj a Limbiate dove questa mattina si sono tenuti i funerali alla presenza delle istituzioni, dei familiari e degli amici del diplomatico italiano. Attanasio nell'audio racconta uno dei suoi ultimi successi da ambasciatore: seppur ammette di non aver chiuso occhio per molte notte per il troppo lavoro, la sua voce è sempre squillante. Mai triste. "Delle persone partite ci sono anche 100 italiani. La altre di nazionalità diversa, tutti ci stanno ringraziando. Mentre questa mattina è andato tutto bene: sono partiti. Tac. Mi sono liberato, non dormivo da una settimana". E poi l'audio finisce con Attanasio che manifesta tutto l'amore per il suo Paese: "Siamo l'unico Paese che ha permesso alle persone di lasciare il Congo. Viva l'Italia, sempre un passo avanti".

Le parole del sindaco e degli amici al funerale

Finito l'audio, su Limbiate cala il silenzio, quello intonato dalla tromba di un carabiniere. L'ultimo saluto è stato quello dei suoi concittadini: la salma di Attanasio infatti è arrivata in Brianza dopo i funerali di Stato che si sono tenuti giovedì 25 febbraio a Roma, mentre ieri tanti limbiatesi hanno atteso diversi minuti prima di entrare nella camera ardente allestita in Comune. I funerali sono stati celebrati dall'arcivescovo di Milano Mario Delpini che ha detto: "Quando il signore chiederà a Luca da dove vieni lui risponderà: ‘Vengo da una terra in cui le persone non contano nulla. Vengo da una terra dove si muore e non importa a nessuno. Dove chi fa del bene non importa a nessuno'". Al termine della celebrazione è intervenuto anche il sindaco di Limbiate Antonio Romeo: "Luca, dobbiamo imparare dal tuo sacrificio. Oggi i giovani di Limbiate ti prendono ad esempio. Per te fare l'ambasciatore voleva dire non lasciare indietro nessuno, in nessuna parte del mondo". E infine i suoi amici: "Non ci sono parole per descrivere il dolore che proviamo. Una ferita che non guarirà mai. Ci consolano però i messaggi di stima". Infine chi lo conosceva meglio regala a tutti un ultimo aneddoto sull'adolescenza di Luca: "Al liceo la sua professoressa di filosofia aveva detto ai genitori di non tappare le ali a questo ragazzo perché è uno spirito libero, capace di sognare in grande". E così è stato.