Il sogno di raggiungere la terra promessa, l'Italia, spezzato dal naufragio del gommone su cui si era imbarcato sulle coste della Libia per il viaggio della speranza. Mohamed Bara era un ragazzo 18enne del Burkina Faso: ci sarebbe anche lui tra le oltre cento vittime del naufragio avvenuto lo scorso 21 aprile al largo della Libia. "Aveva il sogno di raggiungere la terra promessa, che sarebbe stata l'Italia, ma per sfortuna o qualsiasi cosa sia stato non è riuscito",  racconta a Fanpage.it suo cugino Moubalika Sambare, studente che vive vicino a Varese.

Sapevo che era in Libia da tre anni

Moubalika Sambare è venuto a sapere del cugino mentre mangiava assieme al padre: sui social ha visto una foto che ritraeva cinque ragazzi del suo stesso villaggio natìo, tra cui Mohamed, con la scritta "Rip". Ha chiesto conferma prima a una zia: poi ha chiamato tutti i suoi contatti, in Libia e in Burkina Faso. E purtroppo tutti gli hanno confermato il triste destino di Mohamed. "Sapevo che era in Libia da tre anni, lavorava: faceva l'operaio, il muratore, quello che c'era lui faceva".

Nelle conversazioni col cugino, Mohamed gli ripeteva: "Prima o poi arriverò in Italia e andremo in giro insieme". "Ho sempre cercato di fargli capire che anche arrivando qua non avrebbe trovato molto di quello che si aspettava", racconta Moubalika, che per spiegarlo cita i commenti che legge sui social alle tragiche notizie di coloro che muoiono in mare durante le traversate dall'Africa all'Italia: "Vedo ragazzi che dicono ‘gli sta bene, la prossima volta spero che ne muoiano di più'. Gli hanno fatto capire che gli immigrati vengono qua per danneggiare la nazione, per rubare il lavoro. Ma io vorrei vedere un genitore o un ragazzo che va a raccogliere i pomodori nei campi da mattina a sera e non si lamenta".

Mio cugino non avrebbe fatto male a nessuno: sapeva dar valore alle piccole cose

Moubalika quasi si commuove ricordando il cugino: "Era un ragazzo solare, il suo sogno era quello di arrivare nella terra promessa, di dire: ‘Ok mamma, ce l'ho fatta'. Gli piaceva giocare a calcio, stare in giro con gli amici, le cose che piacciono ai ragazzi 18-19enni di adesso. Era un ragazzo che so benissimo non avrebbe fatto male a una mosca. Per uno che esce di casa e saluta la mamma e il papà, e sa che magari da dove sta andando non torna più e affronta un viaggio della morte, ogni cosa è preziosa. Anche se gli davi la tua vecchia maglietta, per lui era la maglia di Gucci, di Versace. Sapeva dar valore alle piccole cose".

(Intervista a cura di Simone Giancristofaro)