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11 Gennaio 2022
11:00

La seconda vita dei Covid hotel, le storie degli ospiti in isolamento: “È pesante emotivamente”

Alla fine del 2020 i Covid hotel erano circa 200 in tutta Italia. Con la bella stagione e il progredire della campagna vaccinale quasi tutti si erano riconvertiti al turismo, ma la recente impennata dei contagi ha cambiato di nuovo le carte in tavola. Christian e Miriam, isolati in un albergo a Brescia, hanno raccontato a Fanpage.it la loro esperienza.
A cura di Chiara Daffini
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Il momento del
Il momento del "pasto" di un’ospite del Covid hotel

A un primo sguardo sembra vuoto. Nessuno seduto sulle poltrone imbottite della hall. O ai tavolini del bar per l’aperitivo di mezzogiorno. Eppure l’hotel è quasi pieno. A tradire la presenza degli ospiti le voci della tv che filtrano dalle porte chiuse delle camere e si spandono con eco felpata nei corridoi rivestiti di moquette. Dopo un’estate rampante, che li aveva illusi di poter tornare a occuparsi solo di turismo, gli albergatori italiani riaprono le loro strutture ai malati di Covid che non possono trascorrere l’isolamento a casa ma non sono abbastanza gravi per essere ricoverati in ospedale.

Alla fine del 2020 i Covid hotel erano circa 200 in tutta Italia, sparsi a macchia di leopardo nelle varie regioni, soprattutto in Lombardia, Veneto, Toscana e Lazio. Con la bella stagione e il progredire della campagna vaccinale, quasi tutti si erano riconvertiti alle funzioni abituali, ma l’impennata dei contagi nell’ultimo mese, con oltre mezzo milione di persone costrette all’isolamento nella sola Lombardia, ha fatto emergere di nuovo il bisogno. E così le regioni, che finanziano queste strutture attraverso le aziende sanitarie locali, si stanno organizzando. Il Pirellone, per esempio, con la delibera dello scorso 29 dicembre ha messo a disposizione risorse fino a un massimo 12.020.000 di euro. "Il provvedimento – chiarisce l'assessore al Welfare Letizia Moratti – ha carattere di temporaneità e rimarrà in vigore fino al 31 marzo 2022, eventualmente prorogabile in base all'andamento dell'emergenza epidemiologica".

Come funzionano i Covid hotel

Come funzionano i Covid hotel l’hanno raccontato a Fanpage.it persone che hanno a che fare con questa realtà da quasi due anni. "È come un normalissimo albergo", spiega Gaspare Colicchia, proprietario della pensione Blue Silver a Lugana, frazione di Sirmione, sul lago di Garda. Qui, in mezzo ai vigneti da cui nasce un vino fruttato e profumatissimo, sono tante le strutture che d’estate accolgono milioni di turisti, provenienti soprattutto da Olanda e Germania. D’inverno, invece, prima della pandemia l’economia lacustre girava grazie al turismo business e termale, ma a rivelare il cambio di rotta sono le sedie da spiaggia vuote e impolverate, che sulla veranda del Blue Silver fanno a pugni con il presepe rimasto allestito lì accanto. "Questi due anni ci hanno messi in ginocchio – dice Colicchia -, e sicuramente poter essere in qualche modo utili alla società è una consolazione, oltre che un sostegno economico". È l’azienda sanitaria locale (in Lombardia Ats) a corrispondere, secondo singole convenzioni, una retta giornaliera agli alberghi che ospitano i positivi per la quarantena. La tariffa varia in genere dai 60 ai 90 euro a persona, comprensivi di vitto, alloggio e assistenza medica, mentre resta esclusa la tassa di soggiorno. Uno sgravio non indifferente per gli ospedali ormai quasi saturi, le cui rette giornaliere, tra l’altro, sono di svariate migliaia di euro.

"Le persone devono essere autosufficienti e noi non abbiamo alcun ruolo in ambito sanitario – precisa Colicchia -, di questo aspetto si occupa l’Ats, che attiva protocolli in caso di emergenza. Il personale dell’albergo entra nelle stanze solo se strettamente necessario e indossando tutti i dispositivi di protezione. Colazione, pranzo e cena vengono lasciati fuori dalle stanze". Un rito, quello della consegna dei pasti, a cui assistiamo all’hotel Igea, vicino alla stazione di Brescia. Qui un’ala del primo piano, sigillata da una doppia porta di sughero, è dedicata ai soggiorni in isolamento. Il cameriere bussa e lascia vicino a ogni camera, su una sedia, le portate monoporzione impilate in un sacchetto di carta. In qualche minuto le porte si aprono quel tanto che basta a infilare un braccio verso l’esterno e prendere da mangiare. Poi le sedie tornano a essere vuote.

Christian, uno degli ospiti: Ambiente e servizio sono eccellenti

"Devo dire che l’ambiente e il servizio sono eccellenti, sopra ogni aspettativa», assicura Christian, 27 anni, di Bari. È arrivato all’Igea da quasi una settimana e riusciamo a parlargli al telefono dalla reception. "Sono un militare in caserma e alloggio con altre persone in un appartamento piccolo, quindi sarebbe stato impossibile restare a casa senza contagiare i miei coinquilini". A fargli visita, per Natale, è venuta la fidanzata Miriam, che però mai si sarebbe aspettata il soggiorno che sta vivendo: "Una persona con cui siamo stati a pranzo il 25 è risultata positiva al Covid – racconta la ragazza -. Abbiamo iniziato ad avvertire i primi sintomi e, fatto il tampone, eravamo entrambi positivi. Senza un posto dove fare la quarantena. Per fortuna dall’Ats sono stati molto veloci ed efficienti".

All’Igea gli ospiti positivi al Covid hanno un percorso dedicato: "L’Ats ci comunica gli arrivi – dice Francesco Paolo Caltagirone, segretario di ricevimento della struttura -, noi facciamo avere un codice che la persona digita per entrare dall’ingresso sul retro, senza passare quindi dalla reception. Poi facciamo trovare la chiave della camera sulla porta e comunichiamo con gli ospiti solo per telefono". Sulle scrivanie delle stanze vengono predisposti kit per misurare febbre e saturazione, da riferire al personale che chiama almeno due volte al giorno. "Anche se non ci vediamo mai – dice Caltagirone – si instaura un rapporto affettivo, siamo il loro unico tramite per le necessità pratiche e se possiamo li coccoliamo anche. Un ragazzo che era stato qui durante la scorsa ondata è tornato a trovarci e a ringraziarci".

Le giornate trascorrono tutte uguali

Restano però la solitudine e la noia. "Le giornate trascorrono tutte uguali – conferma Christian -: serie tv, playstation, un po’ di esercizio fisico, nel limite del possibile, visto che gli spazi sono ridotti". Miriam invece si è portata i libri dell’università: "Studio e leggo: da quel punto di vista la mia vita non è molto cambiata rispetto a prima, a pesarmi è più che altro l’assenza di contatto umano. Il mio ragazzo è nella stanza accanto, ci divide solo una parete di cartongesso: non poterci vedere, salutare, stare insieme… è davvero difficile". Ma entrambi sono felici di essere in albergo e non in ospedale: "Per fortuna avevo fatto tutte e tre le dosi – dice Christian -, forse proprio per questo mi sentivo tranquillo e sono stato poco accorto, ma me la sono cavato con sintomi influenzali". Anche a Miriam poteva andare peggio: "Soffro di asma e non ero ancora riuscita a fare il booster, quindi i primi giorni sono stati impegnativi, ma con le medicine e il riposo adesso non ho più nulla. Alla fine poteva succedere a tutti, è capitato a me: ci sarà tempo per viaggiare e stare con chi amo".

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