La Russa ora cita Almirante sul poliziotto di Rogoredo: “Darei doppia pena”

"Da penalista non ho fatto nessuna dichiarazione in questa occasione pur essendo uno che sta sempre dalla parte delle forze dell'ordine, perché le circostanze avevano necessità di essere approfondite. Se fosse vera l'accusa, e non ho motivi per dubitare che la Procura si stia muovendo su dati abbastanza certi, di aver costruito ad arte una azione di legittima difesa che non c'era, io mi rifarei a quello che diceva Giorgio Almirante ai tempi del terrorismo: se il terrorista è di sinistra chiedo la pena di morte, se il terrorista è di destra chiedo una doppia pena di morte. Impossibile ma rende l'idea".
A dirlo è il presidente del Senato Ignazio La Russa – ospite di Radio anch'io su Radiouno Rai – all'indomani dal fermo del poliziotto Carmelo Cinturrino, provvedimento arrivato dalla Procura di Milano a seguito dell'accusa di omicidio volontario per aver ucciso il 28enne Abderrahim Mansouri a Rogoredo (Milano) lo scorso 26 gennaio.
"Chiedo grande severità per i delinquenti, una doppia severità quando a commettere un reato così grave fosse un poliziotto. Attenzione, pena doppia per il poliziotto, a patto – puntualizza La Russa – che si dia la pena giusta al bandito. Qui si parla tanto di ‘stato di polizia', non vorrei che ad essere perseguiti fossero soltanto i poliziotti e non tanto i banditi".
"Pena doppia, senza dimenticare che la legge deve colpire pesantemente chi viola sistematicamente la legge", ha concluso La Russa.
L'assistente capo Cinturrino, dopo essere stato sottoposto a fermo, nella giornata di ieri (23 febbraio) tramite il suo avvocato Paolo Porciani, si è assunto la propria responsabilità, ammettendo di fatto di aver manomesso la scena del crimine a proprio vantaggio, per avvalorare la sua prima versione della legittima difesa: "Ho messo la pistola vicino a Mansouri perché temevo le conseguenze di quello che era accaduto".
Un'ammissione che arriva alla fine di una giornata lunghissima, iniziata con il suo ‘arresto' al mattino alle 9 nei pressi del Commissariato Mecenate (Milano) in cui stava prestando servizio da almeno un'ora. A fermarlo gli agenti della Squadra Mobile di Milano su indicazione della Procura dopo una serie di accertamenti che hanno portato a ipotizzare la messa in scena dell'assistente capo.
I colleghi di Cinturrino invece, presenti anche loro sul luogo dell'omcidio, quattro in tutto, sono invece indagati per favoreggiamento e omissione di soccorso. Secondo la Procura, avrebbero aiutato Cinturrino a depistare, coprire le prove e manipolare la scena del crimine nei lunghissimi 23 minuti intercorsi tra lo sparo e la chiamata al 118.