La prof accoltellata da uno studente a Trescore: “Salva grazie al coraggio immenso di un mio alunno”

"Mi ha colpita all'improvviso, ripetutamente al collo e al torace con un pugnale. Solo il coraggio immenso di un altro mio alunno, che mi ha invece difesa rischiando la sua stessa vita, ha impedito il peggio". Queste sono le parole di Chiara Mocchi, la professoressa di francese che lo scorso mercoledì 25 marzo è stata accoltellata da uno studente di 13 anni nei corridoi della scuola media ‘Leonardo Da Vinci' di Trescore Balneario (in provincia di Bergamo). La 57enne si trova ancora ricoverata in ospedale, ma ormai le sue condizioni sono in progressivo miglioramento. La docente ha, quindi, voluto scrivere una lettera, che ha affidato al suo legale, l'avvocato Angelo Lino Murtas, nella quale ha ripercorso gli attimi successivi all'aggressione dedicando anche qualche parola anche al 13enne che l'ha colpita: "Sono sicura che presto si pentirà e ritroverà sé stesso".

Mocchi ha raccontato dell'intervento di un suo alunno, anche lui di 13 anni, che fino ad ora non era emerso nel corso delle ricostruzioni di quanto accaduto il 25 marzo. La professoressa ha parlato del suo "coraggio immenso" e di quando mentre lei tentata di difendersi e cadeva a terra in corridoio, ha affrontato il compagno prendendolo a calci e facendolo scappare. "È indubbiamente un eroe", ha detto l'avvocato Murtas all'Ansa.
L'aggressione era avvenuta intorno alle 7:45, poco prima dell'inizio delle lezioni. In pochi minuti, i sanitari erano arrivati per soccorrere la professoressa e l'avevano caricata a bordo di un'eliambulanza, diretta all'ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo. "Nel momento del decollo, ho visto le finestre della mia scuola: prima vuote, poi improvvisamente riempirsi dei volti dei miei amati ragazzi. Mi salutavano agitando le mani con disperazione, le lacrime agli occhi. Era come se volessero trattenermi ancora un po' con loro". A bordo dell'eliambulanza, invece, la "voce di donna, ferma e urgente: ‘Abbiamo pochi secondi, la stiamo perdendo, ora o mai più‘" e poi, ancora, "una voce maschile scandiva: ‘Ancora una sacca… presto, ancora una!' Era il sangue donato, quello che ricominciava a circolare nel mio cuore che riprendeva il suo ritmo".
La professoressa ha spiegato nella lettera che uno dei fendenti le sarebbe arrivato "a mezzo millimetro dall'aorta" e che, a causa di una "potentissima emorragia", aveva perso "un litro e mezzo di sangue in poco tempo". Le trasfusioni eseguite dai sanitari le hanno di fatto salvato la vita e Mocchi ha ricordato di quando suo padre fondò l'Avis-Aido della Media Val Cavallina. "Forse mio padre non immaginava che un giorno quella vita sarebbe stata proprio quella di sua figlia", ha scritto la 57enne, "penso che il sangue che ora scorre nelle mie vene sia quello del mio avvocato, donatore effettivo Avis da oltre 45 anni e che aveva donato il sangue proprio il giorno prima all'Avis di Monterosso a Bergamo".
Secondo Mocchi, l'alunno che l'ha colpita lo avrebbe fatto perché "confuso, trascinato e indottrinato dai social". Il 13enne si trova ora in una struttura protetta, come da disposizione della Procura per i Minorenni di Brescia. Durante un primo interrogatorio con i carabinieri, aveva parlato di un risentimento nei confronti della professoressa. "Sono sicura che presto si pentirà e ritroverà sé stesso", ha dichiarato la docente, che ha manifestato la volontà di tornare a insegnare "in quella scuola, in quell'aula con i miei studenti".
