La Cgil si indigna per i rider sfruttati ma a un suo ex dipendente “sottopagato” deve “125mila euro di arretrati”

La Procura di Milano, dopo l'inchiesta per caporalato su Glovo, ne ha aperta un'altra su Deliveroo, altro colosso delivery food accusato di sfruttamento lavorativo dei rider. Maurizio Landini, leader della Cgil appresa la notizia nella giornata di ieri avrebbe commentato con sconcerto e indignazione le pessime condizioni di lavoro a cui sono sottoposti tanti rider in tutta Italia.
Ma come sollevato da Il Giornale, il Tribunale civile di Roma nel gennaio 2024 avrebbe condannato in primo grado proprio la stessa Cgil per motivi analoghi, legati a un suo dirigente "sottopagato", che aveva un ufficio di responsabilità nella sede di Corso Italia a Roma, e al quale ora dovrebbe restituire 125mila euro. Stando sempre a quanto si apprende, la Cgil dopo la condanna avrebbe impugnato il provvedimento del giudice di Roma, a cui seguirà ora un processo che partirà a maggio.
Al dipendente Cgil, ormai in pensione, oltre a non essergli stata riconosciuta una giusta paga, gli sarebbe stato anche negato il Tfr. Per anni, dal 1985, avrebbe gestito e coordinato l'ufficio affari legali e progetti con l’Unione Europea della Cgil. Però il suo stipendio sarebbe sempre rimasto invariato, violando così, di fatto, il regolamento interno del sindacato. Dopo il pensionamento nel 2015, sarebbe quindi arrivata la diffida del lavoratore, con la quale avrebbe chiesto gli arretrati sulle differenze retributive. E il tribunale di Roma, gli ha dato appunto ragione. Secondo quanto emerge e come riportato sempre sulle pagine de Il Giornale, la differenza retributiva da saldare ammonta, come detto a ben 125 mila euro. Da qui l'impugnazione da parte di Landini.