Karine Cogliati trovata morta in un bosco, il pizzaiolo che ha nascosto il corpo chiede la giustizia riparativa

Si è aperto il processo a carico di Giuseppe Bernardini, il pizzaiolo di Carate Brianza (in provincia di Monza e della Brianza) accusato dell'occultamento del cadavere di Karine Cogliati, morte in conseguenza di altro reato e spaccio di droga. Stando a quanto ricostruito dalle indagini, il 45enne aveva trascorso la notte tra il 14 e il 15 febbraio 2025 in compagnia della 26enne in un motel di Lissone, dove avevano consumato cocaina. La ragazza, però, aveva avuto un malore ed era deceduta. Il mattino seguente, Bernardini aveva provato a nascondere il corpo senza vita di Cogliati in una zona boschiva lungo il fiume Lambro, poi trovato il giorno dopo da un passante. Bernardini ha ottenuto il processo con rito abbreviato e ha chiesto di poter accedere alla giustizia riparativa, circostanza per la quale i genitori della ragazza si sarebbero detti disposti a collaborare. La prossima udienza, intanto, è stata fissata a maggio.
Il corpo di Cogliati era stato trovato il 16 febbraio 2025 da un passante nella boschiva di Realdino a Carate Brianza, lungo il fiume Lambro. Il cadavere era stato trasportato là, rannicchiato dentro una felpa. Poche ore dopo, Bernardini era stato identificato e denunciato per occultamento di cadavere. Le varie perizie eseguite sul corpo della 26enne avevano, poi, accertato che il decesso era dovuto a un'overdose da cocaina e che a cedere la droga era stato proprio il 45enne. Il pizzaiolo era stato, quindi, arrestato dai carabinieri a Trieste, mentre cercava di fuggire, e posto ai domiciliari con le nuove accuse di spaccio di droga e morte in conseguenza di altro reato.
Stando a quanto ricostruito, Bernardini avrebbe gestito un giro di spaccio a un gruppo di tossicodipendenti. A questi avrebbe offerto anche lavoro saltuario come addetti per le consegne per il suo locale e tra loro c'era anche Cogliati. Con la 26enne avrebbe trascorso la notte tra il 14 e il 15 febbraio 2025 in un motel a Lissone. I due avrebbero consumato cocaina, fino a quando la ragazza ha avuto un malore. Invece che chiamare i soccorsi, il 45enne avrebbe passato tutta la notte in stanza con il corpo ormai senza vita di Cogliati e il giorno seguente avrebbe provato a nascondere il cadavere.
Nei giorni scorsi si è aperto il processo a carico di Bernardini al Tribunale di Monza e il 45enne ha ottenuto dal giudice dell'udienza preliminare di poter essere giudicato con rito abbreviato, cosa che gli porterà uno sconto all'eventuale pena. Inoltre, ha chiesto attraverso i propri avvocati di poter accedere al percorso di giustizia riparativa. Il gup ha rinviato la richiesta al Centro per la giustizia riparativa di Monza, che dovrà verificare se ci sono le condizioni per procedere. La famiglia della ragazza si sarebbe detta disponibile a condividere il percorso. Il processo penale comunque prosegue e la prossima udienza è prevista per maggio.