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Investe un anziano sulle strisce pedonali e scappa: chiesti 6 anni per il conducente latitante

Sono stati chiesti 6 anni di carcere per un uomo di 43 anni accusato di aver investito e ucciso un 83enne a Treviglio (Bergamo): dopo averlo travolto, è fuggito ed è poi scappato in Marocco, nel suo paese di origine.
A cura di Ilaria Quattrone
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Immagine di repertorio
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Nella giornata di oggi, venerdì 2 febbraio, si è svolta l'udienza del processo per omicidio stradale aggravato dalla fuga e dall’omissione di soccorso per un uomo di 43 anni che, all'epoca dei fatti, era residente a Treviglio (Bergamo). È accusato di aver investito un anziano, l'85enne Francesco Zibetti, sulle strisce pedonali e di essere scappato. L'episodio risale al 16 settembre 2018.

Il decesso

Sulla base di quanto riportato dal giornale BergamoNews, un paio di giorni dopo sarebbe stata bruciata l'automobile mentre l'imputato sarebbe scappato in Marocco, suo paese di origine. Ventiquattro ore dopo l'incidente, il pedone è deceduto per le gravissime ferite riportate.

Le indagini condotte dal commissariato di Treviglio hanno permesso di identificare il presunto responsabile, che sarebbe stato riconosciuto anche da due testimoni oculari. Si tratta di un vicino di casa della vittima, che stava camminando sulla via Buonarroti, zona in cui è avvenuto il sinistro.

Il vicino aveva raccontato agli investigatori di aver visto un veicolo grigio metallizzato arrivare ad alta velocità e colpire l'anziano. Il conducente era poi scappato, lasciandolo sull'asfalto. Il 27 settembre era stata poi trovata l'auto bruciata in un campo di Mozzanica. Il mezzo era stato sequestrato: dagli esami era emerso che una ruota particolare corrispondeva a quella di una Kia che era stata immortalata da una telecamere privata.

Le indagini

Gli inquirenti erano poi risaliti al numero di telaio, alla targa e all'intestatario: il veicolo era intestato a un altro uomo, ma l'assicurazione faceva capo all'imputato che nel frattempo aveva acquistato un'altra auto. Per capire chi dei due fosse alla guida, è stata fondamentale la testimonianza di un'altra persona. Questa aveva dichiarato di aver visto l'imputato alla guida: una certezza data dal fatto che conosceva il 43enne.

Quest'ultimo lo aveva anche riconosciuto: "Se parli faccio uccidere tua madre in Marocco". Era poi stato aggredito anche da uno dei fratelli dell'imputato. Ha poi spiegato di aver sentito i fratelli del 43enne, parlare di una fuga in Marocco e di un'auto incendiata. A confermare che l'imputato fosse sul luogo dell'incidente, ci sono anche la cella che il telefono dell'uomo aveva agganciato e la cella agganciata dal cellulare del fratello in un campo di Mozzanica dove è stata poi trovata l'auto incendiata.

Dopo qualche giorno dai fatti, il cellulare dell'imputato è stato localizzato in Marocco. Oggi il pubblico ministero ha chiesto sei anni di reclusione. Il processo è stato rinviato al prossimo 14 febbraio.

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