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Giuseppe Giuliano ucciso nel Milanese, dopo 5 anni due persone sono indagate per omicidio

Due persone sono indagate per l’omicidio di Giuseppe Giuliano. L’imprenditore 64enne era stato ucciso 5 anni fa nel cantiere di Borgo Vione a Basiglio (Milano).
A cura di Enrico Spaccini
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Foto di repertorio
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A cinque anni di distanza dal delitto, due persone sono formalmente indagate per l'omicidio di Giuseppe Giuliano. L'imprenditore edile 64enne di Acerra era stato ucciso la mattina del 25 febbraio 2019 a Basiglio (Milano) all'entrata del cantiere di Bosco Vione. I suoi killer lo avevano pedinato per giorni, riuscendo a manomettere alcune telecamere presenti lungo il percorso di arrivo e di fuga. Dopo una richiesta di archiviazione arrivata nel 2021 alla quale si era opposta la famiglia di Giuliano, le persone che hanno esploso i due colpi calibro 7,65, probabilmente per questioni di denaro, potrebbero avere finalmente un nome.

L'omicidio di Giuseppe Giuliano

Erano le 7:25 del 25 febbraio 2019 quando Giuseppe Giuliano è stato ucciso. Il 64enne, che aveva avuto anni prima alcuni precedenti per contrabbando di sigarette, è stato raggiunto da due colpi calibro 7,65 sparati attraverso il finestrino del Fiat Doblò con cui era arrivato in cantiere. Dell'intera operazione ci sono solo pochi filmati, poiché i responsabili dell'omicidio avevano pensato bene di manomettere le telecamere che riuscivano a raggiungere, complicando così il lavoro dei carabinieri del nucleo Investigativo guidati dal colonnello Antonio Coppola

Giuliano era un ex parrucchiere e ormai da 20 anni lavorava come imprenditore nella zona di Basiglio. In quei giorni stava ultimando i lavori di ristrutturazione degli appartamenti di lusso di Borgo Vione, dal valore di circa 5 milioni di euro.

Le piste false, dal "bulgaro" all'operaio del cantiere

L'ipotesi di un concorrente pronto a tutto pur di conquistare la piazza è sfumata quasi subito, vista l'ottima reputazione che Giuliano godeva nell'ambiente. Il primo profilo apparso credibile per gli inquirenti, invece, era quello di un ex collega: Nikola, detto "il bulgaro". Il movente sarebbe stato il debito da 200mila euro che il 64enne avrebbe avuto nei suoi confronti e ad aggravare la sua posizione c'era il fatto che appena dopo la sua morte, "il bulgaro" era tornato in patria.

Tuttavia, man mano che le indagini si facevano più approfondite appariva chiaro che non ci fosse alcun elemento che potesse collegare Nikola alla morte dell'ex collega.

Il secondo profilo, invece, proveniva dal cantiere di Borgo Vione. Un esposto anonimo accusava un certo "Alessandro", uno degli operai alle dipendenze di Giuliano. Anche lui, però, è risultato del tutto estraneo all'omicidio.

La Renault Twingo rossa

Come abbiamo detto, la maggior parte delle telecamere della zona erano state disattivate. Quelle rimaste in funzione erano le conta-targhe comunali e quelle piazzate all'interno del cantiere di Borgo Vione. L'attenzione degli investigatori è stata catturata dalla presenza di una Renault Twingo rossa che si è aggirata in orari compatibili con l'esecuzione e nei giorni precedenti nei dintorni del delitto. L'auto, poi, è stata ritrovata bruciata a Rozzano la notte tra il 25 e il 26 febbraio 2019.

Stando a quanto ricostruito dai carabinieri, la Twingo era stata rubata a Pieve Emanuele otto mesi prima. Il ladro era un certo Giovanni Labbate, che poi ha patteggiato una lieve pena per quel furto ma è risultato inattaccabile per l’omicidio. Lo stesso vale per l'uomo a cui l'aveva ceduta, infatti il giorno dell'omicidio di Giuliano erano entrambi detenuti.

La Fiat Punto dei sospettati

Solo dopo le analisi dei tabulati telefonici e degli agganci di cella è emersa una seconda auto che aveva percorso le stesse strade del Doblò e dalla Twingo che la pedinava, a giorni alterni con la stessa Renault. Si tratta di una Fiat Punto che, poi, ha portato alla coppia di sospettati.

In un primo momento gli elementi raccolti dagli investigatori non avevano convinto la pm Silvia Bonardi, la quale il 14 aprile 2021 chiese l'archiviazione del caso. A quell'atto si opposero i familiari di Giuliano attraverso i loro legali, ottenendo nuove indagini e la co-assegnazione dell'inchiesta alla pm Rosaria Stagnaro con il coordinamento del procuratore aggiunto Laura Pedio.

Due anni più tardi, quei sospettati sono indagati per omicidio aggravato. Il quadro iniziale si sarebbe, quindi, rinforzato con ulteriori elementi a loro carico e questo potrebbe voler dire che quella di Giuliano potrebbe alla fine non essere una morte senza colpevoli.

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