In alcune zone della provincia di Lecco sono state vietate le fave

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Il sindaco di Valmadrera, nel Lecchese, ha vietato la coltivazione di fave in parte del territorio per proteggere un bambino della scuola primaria che è affetto da favismo. La commercializzazione è consentita solo in confezioni chiuse.

Tutelare l'incolumità degli abitanti, anche quando il problema è solamente di uno degli undicimila abitanti a Valmadrera, nel Lecchese. Il provvedimento del sindaco Cesare Colombo va in questa direzione: proteggere un bambino della scuola primaria affetto da favismo – una patologia ereditaria del sangue causata dalla carenza dell'enzima glucosio-6-fosfato deidrogenasi – abolendo le fave nel comune. La malattia, in sostanza, può provocare la distruzione dei globuli rossi quando l'organismo entra in contatto con specifici alimenti, farmaci o sostanze ossidanti.

Le misure prese dal sindaco

Un problema, questo, per cui la famiglia del bambino si era rivolta al Comune, chiedendo aiuto. A quel punto l'amministrazione comunale si è rivolta ad Ats Brianza e al Dipartimento di igiene e prevenzione sanitaria, con cui si è coordinata per agire al più presto.

E così il primo cittadino l'11 settembre ha emesso un'ordinanza che annunciava il divieto della coltivazione di fave (Vicia faba) nel raggio di 300 metri dal perimetro dell'abitazione del ragazzo e dal plesso scolastico che frequenta. L'iniziativa prevede anche l'esclusione assoluta delle fave (che siano fresche, secche o surgelate) dai menù della mensa scolastica e comunitaria del piccolo.

Ma non è tutto: per i punti vendita di generi alimentari “ricadenti nel territorio comunale, sia su sede fissa, compresi i pubblici esercizi e i ristoranti, sia su aree pubbliche o private” c’è l’obbligo “di esporre in modo visibile un cartello di avviso che segnali la presenza e la vendita di fave fresche”. I legumi potranno essere commercializzati solo in confezioni chiuse o posizionate in modo da evitare la dispersione e il contatto accidentale, per evitare che il bambino possa inalare il polline di fave.

Una scelta condivisa

La scelta sembra essere condivisa dalla comunità, che ha espresso tutto il suo appoggio verso il caso. Ne è un esempio il messaggio social di una signora: “Anch’io sono affetta da favismo e vivo lì, pur non essendo residente. Grazie per questa attenzione”.

Tra i sintomi del favismo è possibile notare febbre, brividi, dolori lombari, ma anche ingrossamento della milza e colorazione giallastra da ittero, qualora un'individuo dovesse ingerire o entrare a contatto con le fave. Con queste nuove disposizioni, però, un'intera comunità sarà mobilitata affinché tutto questo non accada.

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