Alla mensa scolastica di Mortara si serve pasta in bianco ai figli di morosi, l’opposizione: “Scelta meschina”
La polemica che in queste settimane sta dominando il dibattito pubblico a Mortara potrebbe presto finire anche in Parlamento. Il comune pavese sta facendo parlare di sé per la decisione presa dal sindaco Fabio Farina nel tentativo di sanare i conti della mensa scolastica: servire pasta in bianco invece che al sugo ai bambini dei genitori morosi per più di 50 euro. L'obiettivo è chiaro: far lamentare il piccolo alunno per la qualità del cibo per invogliare la famiglia a pagare. Mentre il primo cittadino sottolinea che con questo metodo ha recuperato 7mila euro in pochi giorni, politica e sindacati condannano il provvedimento: "Punire i bambini per le inadempienze degli adulti è un modo meschino di ragionare", ha dichiarato la presidente di Azione Elena Bonetti che ha annunciato che rivolgerà la questione al ministro dell'Istruzione, Giuseppe Valditara.
La "soluzione lieve" della pasta in bianco
Mortara è un piccolo comune da 15mila abitanti, ma nonostante questo ad agosto aveva accumulato circa 33mila euro di insoluti al servizio mensa della scuola del paese. Il sindaco Farina, con un passato da vicesindaco per la Lega ma eletto a giugno con una lista civica slegata dai partiti, per risolvere il problema ha introdotto quella che ha definito una "soluzione lieve". Si tratta di servire ai figli delle famiglie solventi pasta al sugo e a chi non ha saldato gli arretrati pasta in bianco, oltre a un secondo definito "meno appetitoso".
Il meccanismo ideato da Farina è semplice: il bambino scontento per la mediocrità del pasto si lamenta con i genitori e questi, per accontentarlo, pagano il conto della mensa. "Nessuno rimane senza pasto", ha dichiarato il primo cittadino, che ha ribadito come gli insoluti siano passati dai 33mila euro di agosto a quasi 26mila euro a fine settembre. Per le famiglie che continuassero a non essere in regola con i pagamenti, invece, è previsto un approfondimento da parte degli uffici dei servizi sociali in collaborazione con la polizia locale.
"I bambini non devono pagare le mancanze dei genitori"
Contro il provvedimento di Farina si sono scagliati le sigle sindacali Cgil, Cisl e Uil, ma anche diversi partiti come Rifondazione, Pd e Azione. "Il recupero dei crediti deve essere rivolto a chi ne ha la responsabilità, attraverso gli strumenti amministrativi previsti dalla legge", ha dichiarato la segreteria dem di Pavia, "non utilizzando il pasto scolastico come strumento di pressione sui minori e sulle loro famiglie". "Punire i bambini per le inadempienze degli adulti è un modo meschino di ragionare, oltre che una scelta profondamente sbagliata da tutti i punti di vista", ha affermato Elena Bonetti di Azione: "Un sindaco, e la politica in generale, hanno il dovere di tutelare i bambini, e nessun diritto di usarli come strumento di pressione sui genitori, peraltro ferendoli di proposito attraverso discriminazioni".
Bonetti, e il resto dell'opposizione, ha invitato il sindaco a ritirare il provvedimento, altrimenti si passerà direttamente a un'interrogazione al ministro Valditara. Nel frattempo, il Comune nei giorni scorsi ha confermato il metodo "pasta in bianco".