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Ilaria Salis dalla detenzione all'elezione in Europa

Ilaria Salis in tribunale a Budapest per la prima volta senza catene: “Ringrazio chi mi ha sostenuta”

Oggi è prevista la terza udienza del processo a carico di Ilaria Salis, la 39enne attivista italiana a processo a Budapest con l’accusa di aver aggredito dei militanti di estrema destra.
A cura di Francesca Del Boca
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Ilaria Salis in tribunale a Budapest
Ilaria Salis in tribunale a Budapest
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È arrivata in tribunale in taxi assieme ai suoi genitori e per la prima volta non verrà portata in aula in manette e con le catene alle caviglie. Ilaria Salis, la 39enne attivista italiana a processo a Budapest con l'accusa di aver aggredito dei militanti di estrema destra, è entrata rapidamente tra giornalisti e il gruppo dei suoi sostenitori, fra i quali anche Zerocalcare, che l'attendevano all'esterno del tribunale della capitale.

Salis, candidata alle prossime elezioni europee con Allenza Verdi-Sinistra, rischia fino a 24 anni di carcere. "Voglio ringraziare tutti quelli che mi hanno aiutato", ha detto la maestra elementare monzese prima di entrare in aula.

Ilaria Salis ai domiciliari

Ilaria Salis si trova da un paio di giorni agli arresti domiciliari, concessi dopo oltre 15 mesi di detenzione nel carcere ungherese. "Un primo passo verso l'Italia", è stato il commento del padre Roberto, che fin dai primissimi momenti ha sempre denunciato pubblicamente le condizioni di detenzione della figlia all'interno della prigione ungherese. I due, dopo l'uscita dal carcere di Gyorskocsi utca, si sono finalmente riabbracciati e hanno mangiato una pizza insieme. "Nessuno dovrà più passare quello che ho passato io", le parole della stessa Ilaria Salis, che dietro il pagamento di una cauzione di 40mila euro si trova ora detenuta all'interno di un appartamento della periferia di Budapest, sorvegliata da un braccialetto elettronico stretto alla caviglia.

"Un bel risultato per il quale abbiamo sempre lavorato, rasserena tutta la situazione e le consente di affrontare meglio il processo". È quanto ha detto l'ambasciatore italiano a Budapest Manuel Jacoangeli prima dell'inizio della terza udienza del processo. "Abbiamo suggerito ripetutamente alla famiglia di intraprendere questa strada e l'ambasciata appoggerà sicuramente una richiesta di domiciliari in Italia", ha aggiunto.

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