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Il Ministero dell’Interno chiede 3 milioni di euro al Leoncavallo: “Processo politico che crea un precedente”

È iniziato il processo civile nel quale il Ministero dell’Interno chiede all’Associazione Mamme Antifasciste del Leoncavallo di risarcire i 3 milioni di euro che lo Stato ha versato nel 2024 per il mancato sgombero dello spazio occupato di via Watteau.
A cura di Enrico Spaccini
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Foto di Claudio Furlan/La Presse
Foto di Claudio Furlan/La Presse

Si è aperto oggi, mercoledì 1 aprile, il processo civile che vede il Ministero dell'Interno contro l'Associazione delle Mamme Antifasciste del Leoncavallo. Il 14 novembre 2024 il Viminale era stato condannato dalla Corte d'Appello civile di Milano a risarcire con circa 3,1 milioni di euro la società Orologio srl, proprietaria dell'ex stamperia di via Watteau occupata dal 1994 dal centro sociale. Ora lo Stato vuole indietro quei soldi e ha avviato un'azione di rivalsa nei confronti dell'associazione che è responsabile legale delle attività del Leoncavallo, sgomberato da quello stabilimento lo scorso 21 agosto. "È evidente che si tratti di una causa con motivazioni politiche, non esclusivamente tecniche, che rappresenta un segnale politico preciso", ha commentato Martina Boer, presidente dell'Associazione Mamme Antifasciste del Leoncavallo.

"Questa vicenda è la dimostrazione che non è vero quanto si dice della giustizia italiana, non è vero che è inesorabilmente lenta. È una giustizia velocissima", ha dichiarato Daniele Farina, esponente di Sinistra Italiana e del Leoncavallo Spazio Pubblico Autogestito, all'ingresso del Tribunale di Milano a margine della prima udienza del processo: "Andiamo abbastanza rapidamente verso le conclusioni". Secondo Farina, infatti, si starebbe affermando una sorta di "modulo", una struttura che potrebbe ripetersi nei confronti degli spazi sociali italiani. L'esponente del Leoncavallo ha citato il caso Spin Time di Roma, condannata in primo grado al pagamento di 21 milioni di euro. "Rischia di essere uno scivolo, una modalità per risolvere in altro modo questioni che hanno un carattere prevalentemente sociale", ha aggiunto Farina.

Secondo Mirko Mazzali, legale difensore dell'Associazione insieme a Federico Garufi, il Ministero dell'Interno vorrebbe indietro i 3 milioni "in maniera abbastanza impropria e comunque surreale, dicendo praticamente che è per colpa loro che non è avvenuto lo sgombero in dieci anni". L'avvocato Mazzali, però, ha spiegato che "chi conosce la storia di Milano sa benissimo che in questi anni il Ministero non ha messo a disposizione le forze dell'ordine perché c'erano trattative in corso e soluzioni alternative sul tavolo. Se volevano farlo, potevano farlo". A dimostrazione di ciò, ha citato proprio lo sgombero eseguito lo scorso 21 agosto.

Nel frattempo, Farina ha assicurato che il "Leoncavallo sta lavorando al fine di riprendere le attività nello spazio di via Watteau o in altro luogo". Già nelle scorse settimane i rappresentanti del centro sociale hanno fatto sapere che sono già in corso le operazioni per cercare uno nuovo spazio: "Sondiamo, se ci sono, le possibilità di ottenere spazi in donazione, in comodato o in affitto", avevano scritto, pur mantenendo la preferenza per lo stabilimento di via Watteau: "Il Leoncavallo è un luogo vivo, la sua storia non può essere inscatolata e condotta altrove". L'udienza è stata rinviata al 24 novembre.

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