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Tram deragliato a Milano

Il conducente del tram deragliato a Milano: “Sono svenuto prima della fermata saltata, non ero al telefono”

È stato interrogato in Procura il conducente del tram che lo scorso 27 febbraio è deragliato in viale Vittorio Veneto a Milano causando la morte di 2 persone. Il 60enne ha spiegato di essere svenuto mentre il mezzo accelerava.
A cura di Enrico Spaccini
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"La telefonata l'ho fatta quando il tram era fermo, sono svenuto poco prima di saltare la fermata". Ha risposto così Pietro Montemurro alle domande delle pm Elisa Calanducci e Corinna Carrara della Procura di Milano che stanno indagando sull'incidente dello scorso 27 febbraio, quando il Tramlink della linea 9 è deragliato in viale Vittorio Veneto schiantandosi contro un palazzo e causando due morti e il ferimento di più di 50 persone. Il 60enne, che quel giorno stava conducendo il mezzo pubblico di Atm, è indagato per disastro ferroviario e omicidio e lesioni colposi e ha ribadito quanto affermato nelle prime ore dopo lo schianto: dall'infortunio al piede a inizio turno, alla fermata saltata.

Montemurro era stato convocato per un primo interrogatorio già lo scorso 16 marzo. In quell'occasione, però, si era avvalso della facoltà di non rispondere perché ancora sconvolto per quanto accaduto. Affiancato dagli avvocati Mirko Mazzali e Benedetto Tusa, oggi, mercoledì 1 aprile, ha risposto a tutte le domande che gli sono state poste dagli inquirenti. "Ha chiarito che quando c'è stato l'impatto era svenuto", ha riferito Mazzali ai cronisti al termine del colloquio, "era svenuto prima della fermata saltata, quando il tram era in accelerazione e ha indicato il punto preciso in cui ha perso i sensi". Il legale ha aggiunto: "Non sappiamo a cosa sia stato dovuto il malore, ci saranno degli accertamenti tecnici che dovranno capire come è potuto succedere. Sicuramente c'è stato".

Nelle scorse settimane, le indagini della polizia locale si erano concentrate su una telefonata che Montemurro aveva fatto prima dell'incidente. Dai tabulati sarebbe emersa una durata complessiva della conversazione di circa 3 minuti e 40 secondi e questa si sarebbe interrotta solo 12 secondi prima del deragliamento, avvenuto alle 16:10.  "Ha spiegato e raccontato quella telefonata con il collega", ha affermato ancora Mazzali: "È durata al massimo un minuto, circa 45 secondi, e gli aveva chiesto cosa avrebbe dovuto fare se quel dolore che aveva fin dall'inizio fosse aumentato". L'altro dipendente Atm, che è anche superiore in grado a Montemurro, gli avrebbe detto di avvisare la centrale. L'avvocato ha anche puntualizzato che la telefonata sarebbe stata fatta "prima della fermata Repubblica" mentre il tram "era fermo e poi, come può succedere, non è stata chiusa".

Stando a quanto ricostruito finora, Montemurro si era fatto male a un piede a inizio turno nel pomeriggio del 27 febbraio mentre aiutava un passeggero costretto su una carrozzina a salire a bordo del tram. Arrivato alla fermata di viale Monte Santo ha chiamato il collega e superiore, il quale aveva assistito all'infortunio. Stando a quanto raccontato dallo stesso tranviere, il 60enne sarebbe quindi svenuto subito dopo la fermata di piazza della Repubblica. Una volta persi i sensi, avrebbe saltato la fermata di viale Vittorio Veneto e, non avendo azionato lo scambio dei penali, arrivato all'angolo con via Lazzaretto il tram è deragliato in curva schiantandosi contro un palazzo.

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