Il conducente del tram deragliato a Milano non risponde alle pm, l’avvocato: “Non stava usando il telefono”

Si è tenuto oggi, lunedì 16 marzo, in Procura a Milano l'interrogatorio di Pietro Montemurro, conducente Atm alla guida del Tramlink deragliato e poi finito contro un palazzo, in via Vittorio Veneto a Milano, lo scorso venerdì 27 febbraio. Un drammatico incidente in cui due persone sono morte (Ferdinando Favia e Okon Johnson Lucky) e altre 54 rimaste ferite.
Il tranviere – convocato in tarda mattinata e indagato con l'accusa di disastro ferroviario e omicidio e lesioni colpose – si è avvalso della facoltà di non rispondere davanti alle pm Elisa Calanducci e Corinna Carrara. Secondo quanto riferito dalla difesa dell'uomo, costituita dagli avvocati Benedetto Tusa e Mirko Mazzali, il conducente del tram non sarebbe "in condizioni di rispondere alle domande, perché ancora sotto choc".
Tuttavia, alla luce delle prime analisi da parte degli inquirenti sul telefono, Mazzali ha poi aggiunto: "Al momento dell'impatto posso escludere che fosse al telefono: non c'è stato traffico dati nel momento in cui è avvenuto l'incidente".
L'avvocato Mazzali ha spiegato alla stampa che Montemurro non riesce a ricordare cosa è accaduto dopo l'incidente: "Non è riuscito a spiegare anche a noi se ha fatto qualche altra telefonata, e se le ha fatte era così in stato di choc che non se lo ricorda. È stato questo che ci ha determinato a non fare l'interrogatorio". Che comunque, ha aggiunto il legale, verrà posticipato.
"Non ci vogliamo sottrarre". Il dipendente Atm, "in malattia per infortunio fino a domenica prossima", ha ribadito Mazzali, ha un "buco" di memoria: "ricorda bene il prima, ma non il dopo".
Per quanto riguarda invece il malore per cui avrebbe visto "nero", l'avvocato ha sottolineato che sono stati i medici a mettere in correlazione la sincope vasovagale con il colpo preso al piede "una quarantina di minuti prima" mentre stava aiutando un disabile in seggiola a rotelle a salire a bordo. "Su questo nomineremo un consulente".
Nel pomeriggio di oggi Montemurro si sarebbe recato al reparto radio mobile della polizia locale per riprendere il suo cellulare, posto sotto sequestro per la copia forense del contenuto. "Mi ha detto che non ha fatto chiamate – ha precisato al telefono l'avvocato – e io non ho motivo di non credergli".
La versione del tranviere
L'uomo ha sempre dichiarato – fin dal giorno stesso dell'incidente – di aver perso il controllo del mezzo per un malore, causato da un colpo violento all'alluce del piede sinistro che si sarebbe provocato poco prima mentre, a inizio turno, stava aiutando un disabile in carrozzina a salire a bordo. E proprio mentre si apprestava a farlo, avrebbe urtato il piede con la sedia a rotelle.
Un dolore che sarebbe aumentato sempre di più nel corso del turno, tanto da causargli un mancamento temporaneo proprio mentre si trovava alla guida e da procurargli una "sincope vasovagale", come diagnosticato poi all'ospedale Niguarda di Milano. E proprio per questo mancamento, avrebbe saltato la fermata di viale Vittorio Veneto e non avrebbe attivato lo scambio all'incrocio con via Lazzaretto, perdendo il controllo del mezzo e causando il deragliamento. Una versione su cui gli inquirenti e gli investigatori hanno dubbi.
Per ricostruire la dinamica, e accertare se si sia trattato di un errore umano o un guasto tecnico, oltre a una consulenza cinematica, sarà molto importante l'esame della scatola nera, eventualmente allargando il campo degli indagati, tra i responsabili della sicurezza, a garanzia per tutte le analisi da svolgere con la presenza di consulenti. Invece è già stata effettuata la copia forense del cellulare dell'indagato.