I quartieri di Milano dove si fatica ad arrivare a fine mese: il disagio più alto a Quarto Oggiaro e San Siro

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foto d'archivio
L’Istat ha reso disponibile l’indice di disagio socio-economico (IDSE) relativo al 2023, che registra la differenza di benessere economico delle zone lombarde. Tra i dati più eclatanti c’è la spaccatura economica tra il centro e la periferia di Milano e tra le aree territoriali più a Nord, che sono produttive, e quelle più a Sud, meno produttive e con un indice di stabilità economica inferiore.

L'Istat ha reso disponibile l'indice di disagio socio-economico (IDSE) relativo al 2023: un misura riferita agli individui che hanno difficolta a soddisfare adeguatamente i propri bisogni a causa della mancanza di risorse e opportunità in ambito sociale, economico, lavorativo ed educativo. Questi dati ci dicono che in Lombardia ci sono forti spaccature: tra chi sta bene in centro città e chi vive in periferia in condizioni marginali, tra le aree settentrionali della Lombardia e quelle agricole in difficoltà, e ancora tra i quartieri più agiati e quelli con più problematiche.

L'indicatore con cui sono emerse queste differenze sono indicate dall'indice IDSE, appunto, che misura con valori maggiori di zero disagi superiori rispetto alla media regionale e con valori minori di zero condizioni socio-economiche superiori alla media.

I dati raccolti confrontano le varie città con i capoluoghi di provincia, mentre le aree territoriali sono associate alle zone non metropolitane.

Quali sono le città a Milano in cui si sta peggio

Milano ha un IDSE medio sub-comunale pari a +0.12. Tra i comuni col reddito medio pro-capite più basso abbiamo Quarto Oggiaro, Vitalba e Musocco. Ponte Lambro e Monluè presentano invece l'IDISE complessivo più alto in assoluto a livello sub-comunale. La frattura maggiore, però, emerge se confrontiamo le zone a maggior disagio come San Siro e Quarto Oggiaro (+1.85) e quelle a disagio minore come il Centro Storico e Brera (-1.42). La "forchetta dinamica" è di di 3.27 punti: la più alta in assoluto in Lombardia. Nonostante il Pil-pro capite elevato, in città c'è una grossa polarizzazione che spinge il disagio nelle periferie.

Capoluoghi di provincia e grandi città

Città come Como (-0.02) e Mantova (+0.18), invece, presentano un modello a "macchia di leopardo", dove i complessi di edilizia residenziale pubblica (Lunetta con +1.48 a Mantova, Rebbio con +1.12 a Como) creano aree circoscritte ad altissimo IDISE per un contesto altrimenti stabile.

Tra le città con l'indicatore più svantaggioso abbiamo Cremona (+0.35) e Pavia (+0.28). Le città con l'indicatore IDISE generale migliore, invece, sono Monza (-0.21) e Brescia (-0.18).

Ciò vuol dire che nelle aree ad alto reddito come Milano e Como l'IDISE sub-comunale riflette non solo la mancanza di lavoro, ma anche l'impossibilità delle fasce medio-basse di sostenere il costo della vita e della casa. Il risultato è una distribuzione del reddito per zone: quelle centrali a chi sta meglio, quelle periferiche per chi vive ai margini.

Gli interventi generici a livello comunale rischiano quindi di essere inefficaci. O quantomeno poco efficienti, dato che per agire in contesti meno agiati emerge la necessità di micro-interventi mirati per singoli quartieri.

Le aree territoriali e le zone non metropolitane

Dall'analisi sul territorio nelle zone come la Pedemontana e la Brianza, con elevata densità d'impresa, redditi medi-alti e disoccupazione ridotta, l'indice IDISE medio è buono (-0.25).  Ma nelle altre zone le cose stanno diversamente. C'è quindi un gradiente Nord-Sud regionale in cui esiste una chiara disparità geografica: nella zona dell'Oltrepò Pavese e in Lomellina a causa della deindustrializzazione, dell'isolamento infrastrutturale e del forte invecchiamento, abbiamo il dato IDISE peggiore (+0.42). L'hinterland milanese registra invece una pressione abitativa, l'elevata incidenza di famiglie monogenitoriali e straniere che la portano a un +0.31. Il dato di Valtellina e Canonica riporta un + 0.8 causato da spopolamento, rarefazione dei servizi essenziali ed economia stagionale.

Anche rispetto a queste macroaree sembra esserci un trend definito: il disagio socio-economico è perlopiù legato al declino demografico e alla diminuzione della sanità, dei trasporti e delle scuole. i servizi pubblici, quindi, alzano l'indice occupazionale di un territorio nelle zone con maggior ricambio generazionale e lavorativo.

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