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17 Gennaio 2022
13:46

Galli a Fanpage.it: “Basta parlare di immunità di gregge, non ha senso nemmeno con Omicron”

“Il concetto di immunità di gregge come valore assoluto e invariabile nel tempo, per una infezione come questa, non si pone e non ha mai avuto senso parlarne”: a dirlo a Fanpage.it è il professore Massimo Galli.
A cura di Ilaria Quattrone
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Per la Lombardia la zona arancione sembrerebbe essere ormai scontata: a tenere il territorio in gialla sono solamente le terapie intensive. Per passare da una zona all'altra, è necessario che l'incidenza dei casi ogni centomila abitanti superi i 150, che la percentuale di posti letto occupati in terapia intensiva da pazienti Covid sia superiore al 20 per cento e quella dei reparti ordinari sia superiore al 30 per cento. Al momento l'incidenza supera i duemila casi, i reparti di area no critica sono occupati al 34 per cento mentre le terapie intensive – secondo i dati di Agenas – hanno subito un calo: sono infatti scese al 15 per cento. Alcuni Governatori, tra i quali quello della Lombardia Attilio Fontana, hanno chiesto di rivedere il sistema di conteggio dei ricoverati facendo una distinzione tra chi è in ospedale per Covid e chi è positivo al virus, ma è ricoverato per altre patologie. Una distinzione che però lascia perplesso, come rivelato dallo stesso a Fanpage.it, il professore Massimo Galli. Per l'ex primario dell'ospedale Sacco di Milano, non ha senso parlare nemmeno di immunità di gregge né per la variante Omicron né per altre: "Il concetto di immunità di gregge come valore assoluto e invariabile nel tempo, per una infezione come questa, non si pone e non ha mai avuto senso parlarne".

Professore, la zona arancione sembrerebbe ormai scontata per la Lombardia, a meno che non venga cambiato il sistema di classificazione. Cosa ne pensa di questa richiesta dei Governatori di cambiarlo e anche di chiedere di distinguere tra chi è ricoverato per Covid e chi per altre patologie? 

Sono perplesso e credo che sia una richiesta soltanto strumentale al discorso delle fasce. Quando un paziente è in ospedale con Covid sia che lo sia per il virus che per altri motivi, non grava in maniera diversa sulla necessità degli isolamenti o di una gestione particolare quindi, con tutta franchezza, vorrei capire che differenza c'è materialmente in quanto a peso sugli ospedali.

Possiamo dire che il picco dei contagi è stato superato? 

È presto per dirlo, c'è qualche dato che può far parlare di una flessione iniziata da qualche giorno. Con tutta franchezza, tutto dipende anche da quante persone fanno tamponi. La mia netta impressione, è che solo una minoranza delle persone effettivamente infettate si registrino.

A tal proposito, cosa ne pensa della proposta di utilizzare l'auto-testing per uscire dalla quarantena? 

Tanto quanto mi sono espresso in maniera negativa rispetto a certe idee, sono invece favorevole a sistemi che inquadrino e velocizzino l'uscita della quarantena per non tenere il Paese davvero bloccato al di là del necessario. Tenuto conto che i tempi e i modi della capacità del virus di continuare a infettare, sono abbastanza chiari e quindi la possibilità di liberare la gente dalla quarantena – anche in relazione al numero di vaccinazioni fatte – credo che sia veramente un elemento importante. Attenzione, qui non si tratta di abolire la quarantena si tratta di ridimensionarla tenendo conto di una realtà e di una condizione attuale diversa da quella del passato.

Secondo lei è ancora troppo presto per parlare di quarta dose di vaccino? 

È molto presto e dobbiamo aspettare i dati che arriveranno da Israele. Invece sulla possibilità di quarte dosi mirate alle persone più fragili, magari precedute da un serio discorso di valutazione di quella che è stata la loro risposta, potrebbe essere importante e utile. Sappiamo che una fetta importante di persone con determinati problemi e fragilità, possono non aver risposto del tutto al vaccino. Queste sono persone candidabili a una quarta dose: a ogni dose infatti aumenta il numero di soggetti che non avevano risposto precedentemente e che poi possono iniziare a rispondere. Non abbiamo certezza sulle quarta, ma sulla terza sì. Se avessimo risposte sulla quarta, per lo meno metteremmo in relativa sicurezza rispetto alla malattia mortale, alcune delle persone più fragili. Ovviamente riguarda una minoranza di casi, nei confronti dei quali può essere opportuno avere un atteggiamento pro-attivo. In linea generale, non mi sento però di sostenere ora una quarta dose generalizzata: potrei cambiare opinione ovviamente a brevissimo termine.

Teniamo conto che comunque in una quarta dose generalizzata c'è anche un discorso di possibilità materiale nel gestirla. C'è sempre un problema di risorse materiali e di aspetti organizzativi. Va comunque considerata, sulla base di qualche elemento riformativo in più, una politica vaccinale seria.

Si può ancora parlare di immunità di gregge? La raggiungeremo mai?

Direi di no. Nel senso che se avessimo il 95 per cento di persone che sono state vaccinate e hanno risposto alla Omicron, allora avremo un'immunità di gregge. Questa però dura fino a quando non arriva un'altra variante e finché dura la capacità protettiva che il vaccino riesce a indurre. Ogni anno si dice che se volessimo l'immunità di gregge nei confronti dell'influenza bisognerebbe vaccinare il 95 per cento della popolazione, ma per i ceppi circolanti quell'anno. È diverso rispetto al discorso del morbillo, che un virus più stabile, ed è stato dimostrato che vaccinando il 95 per cento dei nati di ogni anno si può raggiungere per gli altri nati di quell'anno un'immunità di gregge. Il concetto di immunità di gregge come valore assoluto e invariabile nel tempo, per una infezione come il Covid, non si pone e non ha mai avuto senso parlarne.

Stanno arrivando altre varianti?

Negli ultimi dodici mesi sono comparse 3 nuove varianti, tutte in grado di sostituirsi all'altra come diffusibilità. Devo anche dire che se prima di re-infezioni ne avevamo viste pochissime ed erano comunque rare, adesso con la Omicron ne stiamo vedendo in gran quantità.

Prenderemo tutti il Covid? 

È una conclusione a cui non voglio arrivare in nessun modo perché quello che sta dicendo qualcuno e cioè che il Covid sia un'infezione blanda e chi se ne frega e che se ce lo prendiamo tutti andiamo avanti, è inaccettabile. Se ragioniamo in questo modo, non andremo da nessuna parte e correremo seri rischi. Bisogna fare il massimo sforzo per prevenire le infezioni e non pensare che basti prendersele, come ha detto e fatto un famoso sportivo. Io mi auguro che a lui non capiti nulla, però a molti altri che vogliono emularlo potrebbe capitare qualcosa di brutto e mi auguro che non succeda. Non è una malattia da prendere a cuor leggero. Purtroppo coloro che fanno determinate sparate, pensandosi immortali e inattaccabili, in questo modo danneggiano coloro che corrono molti più rischi in caso di infezione e questo è brutto, inaccettabile e squallido.

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