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5 Novembre 2020
10:08

Formigoni: “Lombardia aveva piano anti pandemia, con medici-sentinella si sarebbe limitata strage”

In un’intervista al quotidiano “Libero” l’ex presidente della Regione Lombardia Roberto Formigoni ha spiegato che nel 2006 la Lombardia aveva già elaborato un piano anti-pandemia, strutturato in 4 fasi e con un ruolo importante per i medici-sentinella, che “se fosse stato adottato in questi mesi avrebbe potuto evitare o almeno limitare la strage che purtroppo c’è stata”. Ad accantonare il piano, secondo Formigoni, sarebbe stato il suo siccessore Roberto Maroni: “Ha voluto mostrare discontinuità rispetto al mio mandato e ha cominciato proprio dalla sanità, la cosa che funzionava meglio”.
A cura di Francesco Loiacono
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Nel 2006 la Lombardia aveva già elaborato un piano anti-pandemia, strutturato in 4 fasi e con un ruolo importante per i medici-sentinella, che "se fosse stato adottato in questi mesi: avrebbe potuto evitare o almeno limitare la strage che purtroppo c'è stata". Sono parole pesanti quelle pronunciate dall'ex presidente della Regione Roberto Formigoni, che in un'intervista sul quotidiano "Libero" è tornato ad attaccare il suo successore, Roberto Maroni. All'ex governatore leghista Formigoni afferma di aver consegnato i progetti elaborati durante la sua presidenza, e che avevano già permesso alla Lombardia di "reagire bene" nel 2009 all'arrivo dell'influenza H1N1. Ma secondo Formigoni "Maroni però ha voluto mostrare discontinuità rispetto al mio mandato e ha cominciato proprio dalla sanità, la cosa che funzionava meglio. Questo nonostante le indicazioni dei suoi stessi assessori e consiglieri". Sull'attuale governatore Attilio Fontana, invece, il giudizio di Formigoni è più morbido: "Non ha colpe particolari: ha ereditato un sistema sbagliato".

A maggio l'altro duro attacco di Formigoni a Maroni

Non è la prima volta che Formigoni, che sta scontando ai domiciliari una condanna definitiva a 5 anni e 10 mesi per corruzione, attacca duramente il suo successore alla guida della Lombardia. Era già successo a maggio, durante la prima fase della pandemia, quando in un'intervista su Telelombardia aveva detto: "Io ho costruito una sanità di assoluta eccellenza sia nel campo ospedaliero sia nel campo della medicina di territorio. Dopo di me è arrivato qualcuno che nessuno cita mai, che ha governato 5 anni e l'ha cambiata profondamente e in peggio".

Nell'intervista al quotidiano "Libero", Formigoni ha spiegato nel dettaglio il piano anti-pandemico che era stato messo a punto nel 2006: "La creazione del sistema di sorveglianza sindromico è stata fondamentale: ha permesso di raccogliere tutti i dati sulla distribuzione del virus, in particolare di quelli stagionali, attraverso le segnalazioni dei medici-sentinella". Secondo l'ex governatore durante i suoi mandati, che certo (come mostrato anche dalla condanna) hanno favorito il settore privato e l'ospedalizzazione, si era comunque creato un "rapporto virtuoso con la medicina generale, coi medici di famiglia, del territorio", a cui era stata data la possibilità di raccogliere i dati in maniera sistemica, ed era stato definito "un accordo-quadro con le residenze per anziani al fine di aumentare l'assistenza medica e infermieristica". Formigoni spiega anche che il suo piano dava mandato alle Asl (poi trasformate in Ats, Agenzia per la tutela della salute, dalla riforma Maroni)  "già in fase di preallerta pandemica, di definire il fabbisogno e l'acquisto delle mascherine e degli altri sistemi di protezione". La conclusione di Formigoni è molto amara: "Se la medicina generale fosse stata messa nelle condizioni di segnalare tutte le polmoniti anomale di novembre, dicembre e gennaio", e se il sistema messo a punto nel 2006 "fosse stato adottato in questi mesi avrebbe potuto evitare o almeno limitare la strage che purtroppo c'è stata".

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