Dopo l’inchiesta sull’urbanistica, il Comune di Milano blocca un grattacielo di 93 metri: cos’è successo

Il Comune di Milano ha bloccato la costruzione di un grattacielo di 93,5 metri che doveva sorgere al posto dell'hotel Michelangelo. Palazzo Marino ha infatti negato il permesso di costruire. Una decisione che arriva dopo che la città è stata travolta e investita dalle inchieste sull'urbanistica, che hanno coinvolto il Comune stesso.
Il progetto
L'hotel Michelangelo, subito dopo l'inizio della pandemia da Covid-19, era stato riconvertito in Covid hotel. Poi, quando i casi sono diminuiti, è stato definitivamente smantellato. Al suo posto, sarebbe dovuto sorgere un imponente grattacielo, che sarebbe stato destinato a uffici per duemila persone, spazi di co-working e un centro congressi. Inoltre, l'area che ruota attorno a un ingresso della Stazione Centrale e al posteggio dei taxi di piazza Luigi di Savoia sarebbe stata riqualificata con aree verdi, velostazione, percorsi pedonali e chioschi rimodernati. Un progetto da 90 milioni di euro, per il quale sarebbero poi stati versati 4,2 milioni di euro di oneri di urbanizzazione.
Il 9 marzo 2021, la società proprietaria dell'hotel ha presentato al Comune una richiesta di verifica istruttoria preliminare sul progetto di demolizione. Il 17 febbraio 2022, il Comune ha comunicato l'esito favorevole dell'istruttoria. È stato dato anche il via libera alla proposta che riguardava le opere private. La Michelangelo srl e l'Amministrazione hanno inoltre siglato una convezione "per regolare alcuni aspetti fondamentali del progetto da attuare". Il 31 luglio 2023, è stata poi inoltrata l'istanza di permesso di costruire convenzionato, ma la procedura si è poi bloccata proprio a causa delle indagini della Procura di Milano.
Di conseguenza, a seguito delle inchieste, il Comune ha dovuto rivedere le regole in materia urbanistica. In particolare, il punto in cui è previsto il ricorso al piano attuativo per gli interventi che prevedono di superare i 25 metri di altezza o una densità fondiaria superiore ai 3 mc/mq. A settembre 2025, la società ha diffidato il Comune. Il 20 ottobre, il Comune ha rigettato l'istanza di permesso di costruire convenzionato proprio perché serve il piano attuativo.