25 Novembre 2021
6:00

Donne vittime di violenza: tutti i delitti irrisolti in Lombardia

Ci sono femminicidi in Lombardia che a distanza di anni non sono stati ancora risolti: come il caso della studentessa trovata morta nei boschi del Varesotto o di quella trovata morta nei bagni universitari.
A cura di Giorgia Venturini
Da sinistra Simonetta Ferrero e Lidia Macchi
Da sinistra Simonetta Ferrero e Lidia Macchi

Ci sono femminicidi in Lombardia che ancora dopo anni restano senza un colpevole. Donne uccise da assassini che non hanno ancora un nome. Non sono pochi i casi rimasti irrisolti: nel giorno della giornata contro la violenza delle donne è un dovere anche ricordare le famiglie di quelle donne uccise che non hanno avuto ancora giustizia a distanza di anni.

L'omicidio di Lidia Macchi

Era il 1987 quando una ragazza senza vita è stata trovata nei boschi del Varesotto. Era il corpo di Lidia Macchi: la studentessa universitaria è stata accoltellata nei boschi di Cittiglio la notte tra il 5 e il 6 gennaio del 1987. Chi la uccise ancora non si sa chi. La svolta nelle indagini si pensava fosse arrivata nel 2016 quando scattò l'arresto per Stefano Binda, ex compagno di liceo di Lidia e come lei all'epoca vicino agli ambienti di Comunione e liberazione. Ma il processo in cui lo ha visto imputato si è concluso con l'assoluzione in via definitiva: la Cassazione, che ha confermato l’assoluzione decisa in secondo grado a Milano, ha anche dichiarato inammissibili i ricorsi della Procura generale e delle parti civili. Non era di Stefano Bindi infatti il dna trovato sul corpo di Lidia. Di chi resta ancora un mistero. Nel tempo gli inquirenti hanno cercato di risalire a quanto accaduto: sembrerebbe che la ragazza, di 21 anni, avesse incontrato il suo assassino nel parcheggio dell'ospedale a Cittiglio dove aveva fatto visita a un'amica ricoverata. Molto probabilmente il suo assassino è salito in auto, quanto successo dopo non sia sa. La macchina è stata trovata al Sass Pinin, una collina poco distante, e il corpo della giovane nel bosco.

L'omicidio di Simonetta Ferrero e le altre donne vittime (forse) dello stesso serial killer

Completamente avvolto nel mistero anche l'omicidio di Simonetta Ferrero, la studentessa all'università Cattolica uccisa con 33 coltellate nei bagni dell'ateneo meneghino nel 1971. Anche in questo caso ad impugnare il coltello è stata una mano sconosciuta. In molti hanno ipotizzato che l'autore del delitto possa essere un serial killer attivo tra gli anni Sessanta e Settanta a Milano. Secondo questa ricostruzione, lo stesso assassino avrebbe ucciso altre sei donne: Olimpia Drusin, Elisabetta Casarotto, Adele Margherita Dossena, Salvina Rota, Valentina Masneri e Tiziana Moscadelli. Tutte donne rimaste vittime di un serial killer che inquirenti e investigatori non hanno mai trovato. Il corpo di Simonetta Ferrero è stato ritrovato la mattina del 26 luglio: un seminarista 21enne si accorse dello scrosciare ininterrotto dell'acqua proveniente dal bagno delle donne. Decise quindi di entrare in bagno per chiudere il rubinetto quando trovò il corpo accoltellato di Simonetta. Da lì scattarono immediatamente le indagini che purtroppo non portarono a nulla.

L'omicidio di Gianna Del Gaudio e Daniela Rovere

Se i precedenti casi risalgono ormai a decine di anni fa, ci sono due casi ben più recenti che, nonostante gli strumenti più sofisticati a disposizione oggi a inquirenti e investigatori, non hanno ancora giustizia. Uno si tratta dell'omicidio di Seriate: qui Gianna Del Gaudio, insegnante di 63 anni, è stata trovata sgozzata nella sua villetta la notte tra 26 e 27 agosto 2016. Unico imputato del processo per omicidio c'è il marito, che però viene assolto. L'uomo aveva sempre sostenuto di aver visto un uomo incappucciato fuggire dalla scena del crimine. Per questo anche in questo caso si fa strada l'ipotesi di un serial killer. E potrebbe essere lo stesso che ha ucciso Daniela Roveri, morta il 20 dicembre 2016 nel suo appartamento nel quartiere Keplero di Bergamo. Sarebbero state infatti trovate due tracce di dna compatibili sulle scene dei due crimini. Di chi appartiene quel dna? Ancora una volta la risposta è sconosciuta.

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