Era pacifista, attivista dei diritti umani, scrittore e blogger. Firmava i suoi reportage giornalistici dalla Striscia di Gaza con "Restiamo umani". Eppure nulla ha di umano quello che accadde dieci anni fa: era il 15 aprile del 2011 quando le immagini di Vittorio Arrigoni bendato e in mano ai terroristi vennero trasmesse in un video su Youtube pochi minuti prima che venisse ucciso. L'attivista di Besana, in provincia di Monza e Brianza, venne assassinato il giorno dopo il suo rapimento a Gaza.

Era stato rapito dal gruppo terroristico che si dichiarò jihadista salafita all'uscita di una palestra. Poi bendato e legato, comparve nel video in cui i sequestratori chiedevano la liberazione del leader Hisham al-Saedni, più noto come sceicco Abu al Walid al Maqdis, dalle carceri palestinese. Era l'unico modo per salvare la vita al giovane italiano. Non ci fu però nessuna trattativa: il giorno dopo il corpo di Arrigoni venne trovato a Gaza. L'autopsia confermerà la morte per strangolamento. Da allora sono ancora tanti i misteri che girano attorno alla sua morte: prima tra tutti il motivo del suo rapimento sebbene nel 2012 la Corte militare di Gaza abbia individuato quattro responsabili. La famiglia di Arrigoni chiede ancora oggi risposte dichiarandosi però sempre contraria alla pena di morte per gli assassini.

L'impegno di Vittorio Arrigoni in difesa dei diritti umani

Per anni Vittorio Arrigoni ha combattuto le sue battaglie con la penna in mano raccontando la Palestina nei suoi reportage. Un luogo che tanto amava nonostante le difficoltà del momento: nel 2005 era finito nella lista delle persone sgradite, per poi ricevere nel 2008 la cittadinanza onoraria palestinese. Tutti ormai conoscevano il suo marchio di fabbrica "Restiamo umani" con cui concludeva i suoi reportage per Il Manifesto, Peace Reporter, The Electronic Intifada, Radio Popolare e Caterpillar. Tutto il mondo lo ha però conosciuto per il suo blog Guerrilla Radio che curava da luglio 2004. Tra i suoi lavori più famosi c'è la testimonianza giornalistica sull'offensiva israeliana denominata "Piombo fuso": è stato l'unico cronista italiano sul campo a testimoniare tutto. Aveva scritto e denunciato quello che accadeva anche il giorno prima del suo rapimento, il 13 aprile 2011, in un suo post: "Quattro lavoratori sono morti ieri notte per via del crollo di uno dei tunnel scavati dai palestinesi sotto il confine di Rafah. Tramite i tunnel passano tutti i beni necessari che hanno permesso la sopravvivenza della popolazione di Gaza strangolata da 4 anni dal criminale assedio israeliano. Dai tunnel riescono a entrare nella Striscia beni principali quali alimenti, cemento, bestiame".

Le iniziative in ricordo di Vittorio Arrigoni

Tante le iniziative oggi in ricordo di Vittorio Arrigoni. Prima tra tutte quelle nella sua Besana. Tra le altre, un contest dal titolo "L’eredità di Vittorio: Musica, Arte, Poesia, Racconto" organizzato dall’agenzia di stampa Nena News (Agenzia di stampa vicino oriente); una diretta online, sulla pagina Facebook "Vittorio Arrigoni", alle 21 di giovedì 15 aprile, al quale prenderanno parte la madre Egidia Beretta e la sorella Alessandra Arrigoni. E ancora: alle ore 17.30 un altro evento online organizzato dal Comitato bresciano "Un parco per Vittorio Arrigoni". Infine, domenica 18 aprile alle 17 un evento organizzato dalla sezione Valtellinese di AssopacePalestina, al quale presenzierà Egidia Beretta.